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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Madrid/1

Gli amarcord in Spagna dal 2015
La prima volta di Murray, il dominio di


Cemento, terra battuta, terra blu, online: quattro abiti per due location, la Madrid Arena prima, la Caja Magica poi. Il Master 1000 di Madrid, il quarto appuntamento di questa caratura in stagione, è il più giovane del calendario. Istituito nel 2002, nel 2009 è stato "promosso" di categoria e ha preso il posto dello storico torneo di Amburgo, declassato ad ATP 500. Inevitabile dunque che, per festeggiare la promozione, i campi abbiano deciso di "vestirsi" di "rosso".

Nonostante la location, in Spagna Nadal è meno "re" del solito. Djokovic ha trionfato tre volte (nel 2011, nel 2016 e nel 2019), Federer ha vinto su tre superfici diverse (nel 2006 sul cemento, nel 2009 sulla terra battuta e nel 2012 sulla terra blu). E poi ci sono i soliti Murray e Zverev.

In attesa di sapere se il torneo verrà recuperato a settembre, la decima tappa del viaggio di Inchiostro tra gli amarcord dei tornei di tennis sospesi a causa del Covid-19 ci porta a Madrid.

Madrid 2015

La finale: Andy Murray b. Rafa Nadal 6-3, 6-2

La vittoria a Monaco di Baviera per rompere il ghiaccio, il trionfo a Madrid per certificare che Murray non è più soltanto una mina vagante sull'erba o sul cemento, ma è un giocatore che sulla terra rossa sa gestire persino Nadal. In Spagna lo scozzese perde un set contro Kohlschreiber all'esordio - in un remake del match andato in scena in Germania la settimana prima - ma si vendica rifilandogli un bagel nel terzo parziale. Anche Granollers subisce un 6-0, poi Raonic e Nishikori non sono mai veramente pericolosi. Dall'altro lato del tabellone Rafa, però, sembra avere vita facile, con il solo Berdych che lo trascina al tiebreak nel primo set della semifinale. In finale Nadal soffre le traiettorie alte di Murray e l'aggressività in risposta e a fondocampo dello scozzese, finendo per essere costretto a giocare sempre uno o anche due colpi in più per portare a casa il punto. L'unica vera chance di Rafa per rientrare nella partita? Un dritto di poco fuori sul 2-4, 40-15. L'idea era giusta, l'esecuzione anche. Fosse stato chiamato "in", quel punto gli avrebbe garantito il controbreak. Quei pochi centimetri di distanza dalla riga sono la metafora di un 2015 che per il maiorchino sarà avaro di soddisfazioni persino sulla sua superficie preferita.

La storia di copertina: Federer-Kyrgios, l'apoteosi del bel gioco

Re Roger ha 34 anni, la terra rossa in fondo non gli è mai veramente piaciuta e deve gestire quei Djokovic e Murray che scalpitano per estromettere lui e Nadal dall'equazione tennis. Nick Kyrgios ha quattordici anni in meno di lui, ha già sconfitto Rafa a Wimbledon e ha un carattere fumantino, ma qualcuno già pensa che possa essere, per talento, l'erede designato. Nel loro primo scontro diretto vince lo spettacolo. All'australiano trema il braccio nel servire per il primo set, mentre l'elvetico non sfrutta due match point - gli capita più spesso di quanto non si creda. Nel frattempo, in campo si vedono ace violentissimi, passanti di dritto, rovesci lungolinea a una mano, rovesci in slice, serve and volley, palle corte dalle traiettorie anti-gravità, un repertorio sconfinato di volee.

La delusione: 1T - Simone Bolelli b. Kevin Anderson 6-3, 6-4

Un po' orgoglio italiano, un po' delusione sudafricana. Se Bolelli, ormai affermato doppista, in singolo parte spesso sfavorito, Anderson spera nel 2015 di compiere il salto di qualità dopo essersi confermato tra i top 20 del circuito l'anno prima. Il match tra i due, però, dura un'ora e un quarto: il bolognese non concede neanche una palla break mentre il nativo di Johannesburg maledice un terzo gioco che - sia nel primo che nel secondo set - si rivelerà mortifero. Per sua fortuna, la stagione sul cemento americana si rivelerà ben più felice.

I match che val la pena rivedere:

3T - Grigor Dimitrov b. Stanislas Wawrinka 7-6, 3-6, 6-3. La potenza dell'eleganza contro l'eleganza della forza, in una battaglia tra due dei migliori rovesci a una mano del circuito. Wawrinka parte con il favore dei pronostici: sulla terra rossa ha vinto il Master 1000 di Montecarlo nel 2014 ed è il numero 4 del mondo. Dimitrov, però, aiutato dal dritto soprattutto nel tiebreak del primo set, approfitta di uno Stan che nel terzo set si lascia travolgere dalla frenesia. La serie positiva del bulgaro si interromperà soltanto a Wimbledon nel 2018.

QF - Tomas Berdych b. John Isner 3-6, 7-6, 7-6. 29 ace, quattro palle break salvate su quattro, l'unica palla break vinta dell'intera partita, un match point sulla racchetta nel tiebreak del secondo set... e John Isner perde il secondo set. Berdych sente il momento e, nel successivo tiebreak, si costruisce la vittoria finale a suon di mini-break. All'americano rimangono i rimpianti. La semifinale con Nadal era a portata di mano.

Madrid 2016

La finale: Novak Djokovic b. Andy Murray 6-2, 3-6, 6-3

Djokovic e Murray, Murray e Djokovic: la loro rivalità forse è meno glamour rispetto a quella tra Federer e Nadal, ma è altrettanto appassionante. Nole è reduce da diciotto mesi perfetti - scivolone a Montecarlo contro Vesely a parte - Andy vuole diventare numero 1 del mondo, risultato che lo consacrerebbe nel gotha dei Fab 4. Il serbo si sbarazza, senza particolari sussulti, di Coric, Bautista Agut e Raonic. Poi contro Nishikori spreca quattro match point da 5-4 40-0 nel secondo set, ma la vittoria al tiebreak non è mai in discussione. Lo scozzese, che a Madrid difende il titolo, si lascia andare soltanto all'esordio contro Stepanek nel secondo set. Poi, in semifinale, fa la storia sconfiggendo due volte di fila sulla terra rossa un Nadal fresco di trionfo nel Principato di Monaco. In finale, complici le abilità dei due sfidanti a fondocampo, nella Caja Magica va in scena una partita da playstation. Nel primo set Djokovic sale 4-1, sfrutta due palle break su tre e perde soltanto tre punti in risposta. Nel secondo parziale Murray strappa gli applausi del suo avversario con un dritto in corsa sull'1-1 0-15, poi si prende il break quarto gioco, grazie a un sanguinoso doppio fallo del serbo. Nel set decisivo, gli schemi saltano. Nole sale in vantaggio, si fa riprendere e rimedia con un rovescio lungolinea che lascia immobile Sir Andy. Sul 5-2 Djokovic ha un match point in risposta ma non lo sfrutta, poi si prepara a servire per il match e in un attimo si trova 0-40. Sono sette le palle del controbreak che deve annullare a un Murray mai domo e con qualche rimpianto - si era costruito una palla break con un dritto imprendibile su una delle sei situazioni di 40-40. Per la rivincita Sir Andy dovrà aspettare una settimana e un viaggio da Madrid a Roma.

La storia di copertina: La truppa dei qualificati alla riscossa

Pouille che ha la meglio sulla testa di serie numero 12, Goffin, Istomin che lascia cinque giochi a Gabashvili, Kudla che supera in rimonta Karlovic, colpevole di aver sprecato due match point, Stepanek che batte Pospisil, mai a suo agio sulla terra rossa: cosa hanno in comune questi match? Tutti e quattro i vincitori provengono dalle qualificazioni. Va detto che, nella parte alta del tabellone, la sorte non sorride a chi proviene dal tabellone cadetto: Bautista Agut e Gasquet si sbarazzano rispettivamente di Giraldo e Carballes Baena. Al secondo turno, però, l'ordine naturale si ristabilisce. Querrey elimina Pouille, Berdych si sbarazza di Istomin, Ferrer supera Kudla e Stepanek cade con Murray. Fine della favola.

La delusione: 1T - Lucas Pouille b. David Goffin 7-6, 2-6, 7-6

Pronti, via: Goffin e Thiem sono le prime due teste di serie che lasciano Madrid. Se, però, l'austriaco si trova ad affrontare un Del Potro in tabellone con il protected ranking, il belga si squaglia contro Pouille. A poco servono le volee anti-gravità - anche se quella sul 5-5 del terzo set si candida a colpo del torneo. Il nativo di Liegi scompare nei due tiebreak: in quello nel primo set subisce i mini-break dal 5-4 per il transalpino, in quello decisivo manca un match point. Nel mezzo altri episodi di poca lucidità come il break subito servendo per il primo set e i tre match point non sfruttati sul 5-4, 40-0. La concretezza, quella sconosciuta.

I match che val la pena rivedere:

2T - Nick Kyrgios b. Stanislas Wawrinka 7-6, 7-6. Un anno dopo che Nick e Stan avevano avuto da ridire tra gossip e presunti tradimenti, scendono in campo Kyrgios e Wawrinka: due tra i tennisti più violenti con il servizio, il dritto e il rovescio. La palla break è un fantasma: l'australiano ne annulla quattro, l'elvetico nessuna. Al resto ci pensano le percentuali in risposta: un misero 15% per entrambi. Wawrinka può solo recriminare per un set point mancato nel primo set.

SF - Andy Murray b. Rafa Nadal 7-5, 6-4. Nessuno batte Rafa per due volte di fila sulla terra rossa, tranne un Murray in stato di grazia. Lo scozzese è quasi perfetto: mette a segno otto ace e salva 11 palle break su 13. Sir Andy, però, brilla in tenuta mentale. Per due volte chiamato a servire - per il set prima e per il match poi - per due volte subisce il ritorno di un Nadal che non si arrende fino all'ultimo punto. Ci vuole carisma per rimediare rispettivamente con una fulminante risposta di dritto e con un insidioso rovescio tra i piedi che disorienta il maiorchino.

Michela Curcio

[5.5.2020 - 13:16]



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