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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Madrid /2

Sascha Zverev "panzer" al servizio
poi l'arrivo del ciclone Tsitsipas


Continua il viaggio di Inchiostro tra gli amarcord del Master 1000 di Madrid. Quali sono le storie da non dimenticare degli ultimi tre anni?

Madrid 2017

La finale: Rafa Nadal b. Dominic Thiem 7-6, 6-4

Storia del re che risorge dalle ceneri contro il principe che vuole rubargli la corona. Rafa gioca tre ore all'esordio contro un Fognini che gli crea sempre grattacapi e contro il quale rischia sia nel primo set - quando l'italiano non riesce a servire per portare a casa il parziale - che nel terzo, quando perde a 30 il servizio sul 5-3. Poi, però, annulla Kyrgios - a cui lascia solo quattro giochi - e domina la semifinale contro Djokovic. Nella finale contro Thiem, però, l'austriaco è il primo ad avere una palla break - sfruttata con un'intelligente volee. Nadal si affretta a rientrare in partita sul 3-2 e non sfrutta tre set point sul 5-4, 40-0, due dei quali annullati dall'asburgico con la combinazione servizio e dritto. Il canovaccio della partita è evidente: Domi picchia da fondocampo, con colpi di punto in punto più pesanti, Rafa corre e punisce in contropiede: gli scambi sono massacranti. Il secondo set scorre più velocemente: Thiem paga un errore di misura con il dritto nel primo gioco e spreca la palla break per rientrare nel game successivo. Nadal non sfrutta due match point sul 5-3, poi annulla quattro palle del controbreak - due con il servizio e due con dritto. Per il cambio della guardia c'è tempo.

La storia di copertina: Borna Coric, lucky loser o mina vagante?

È raro trovare lucky loser come Coric. Nonostante il ventunenne croato abbia vinto il suo primo titolo ATP tre settimane prima a Marrakech, a Madrid il Next Gen di Zagabria deve passare dalle qualificazioni. Lì, però, si ferma a un passo dal traguardo, battuto da Kukushkin. Ci pensa il forfait di Gasquet a regalargli una seconda occasione in Spagna. Occasione che Borna spenderà talmente bene da eliminare al terzo turno il numero 1 del mondo Murray in un match mai veramente in discussione, la cui chiave sono le imprevedibili smorzate del croato. A fermarne le velleità, un Thiem in cerca di rivincita dopo la sconfitta nel Master 1000 di Miami a marzo. I big, però, hanno imparato a guardarlo con occhi diversi: Coric nelle prime fasi di un torneo non si augura a nessuno.

La delusione: 2T - Benoit Paire b. Stanislas Wawrinka 7-5, 4-6, 6-2

Non è Wawrinka se non spreca una buona occasione per vincere un Master 1000. Contro Paire, lo svizzero, in tabellone da testa di serie numero 3, combina un disastro. Non serve salire 4-2 nel primo set, perchè Stan subisce il controbreak da 40-0 nel game successivo. Non serve l'interruzione per pioggia nel secondo parziale, che sembra togliere concentrazione al francese, perché nel set decisivo l'elvetico è tradito dal rovescio, mentre il transalpino non concede più palle break. La vittoria di Paire sarà un fuoco di paglia. Nel match di terzo turno contro Cuevas il francese rifilerà un bagel all'uruguaiano nel secondo set, ma subirà un 6-1 nel parziale decisivo.

I match che val la pena rivedere:

3T - Dominic Thiem b. Grigor Dimitrov 4-6, 6-4, 7-6. Chi strappa il servizio all'altro per primo poi perde il set. Paradossi di un match stilisticamente affascinante tra due coetanei che sembrano appartenere a generazioni diverse. Dimitrov insegue il suo primo successo importante, Thiem potrebbe essere il futuro re della terra rossa, ma il tempo non aspetta nessuno. Ne esce fuori un match che non si chiude mai. L'austriaco risale da 6-4, 3-1, il bulgaro spreca cinque match point, il più grave dei quali è quello al servizio sul 6-5 del tiebreak.

3T - Rafa Nadal b. Nick Kyrgios 6-3, 6-1. Rafa potrà anche soffrire le imprevedibili variazioni di gioco di Nick sull'erba e Kyrgios potrà anche avere le armi per entrare nella testa di Nadal, ma sulla terra rossa non vale nulla. Al terzo turno di Madrid il maiorchino si scompone solo sull'1-3, quando subisce un evitabile controbreak. Poi, quasi a voler vendicare l'onta subita, piazza un nuovo break, si costruisce già due set point sul 5-2 - l'australiano glieli annulla con orgoglio - e chiude con un 6-1 e due punti persi al servizio nel secondo set.

Madrid 2018

La finale: Alexander Zverev b. Dominic Thiem 6-4, 6-4

"The unbreakable". L'uomo che non ha mai perso il servizio per tutto il torneo, l'uomo che ha affrontato una sola palla break - al terzo turno contro Mayer - su 48 game giocati con la battuta. L'unico, nella storia del tennis sulla terra rossa, a non aver mai subito un break nella corsa verso il titolo. Quell'uomo - sorprendentemente - non è Rafa Nadal, ma è Sascha Zverev che a Madrid vince il suo terzo Master 1000 in carriera ad appena 21 anni. Thiem comunque non sfigura. Smaltita la falsa partenza contro Delbonis e Coric, entrambi sconfitti in rimonta, si prende la rivincita contro Nadal e lascia sei giochi al malcapitato Anderson. La finale dura un'ora e un quarto: il tempo per Domi di commettere un sanguinoso doppio fallo in apertura di partita - gli costerà il primo set - e per Sascha di fulminarlo di dritto nel primo gioco del secondo parziale, con tanto di urlo a certificare l'importanza del momento. Per il resto al fumantino tedesco non servono neanche gli ace - ne metterà a segno soltanto uno. Beijing 2016 a parte, Thiem aveva sempre vinto contro Zverev.

La storia di copertina: Dusan Lajovic, dalle qualificazioni ai quarti di finale

Chi l'ha detto che la maturità tennistica non si possa raggiungere a quasi 30 anni? Mentre Djokovic non esce dalla crisi, la Serbia si consola con Lajovic. In tabellone dopo essere passato dalle qualificazioni, il nativo di Belgrado si sbarazza di Khachanov, al quale lascia cinque giochi, ha la meglio su Gasquet in due tiebreak e batte per la prima volta in carriera un top ten, quel Del Potro fresco vincitore del Master 1000 di Indian Wells. Il sogno si interrompe ai quarti contro Anderson, capace di mettere a segno 15 ace in tutto il match. A Lajovic, però, l'aria dei Master 1000 sulla terra rossa comincerà a piacere. Vedasi Montecarlo 2019.

La delusione: 2T - Kyle Edmund b. Novak Djokovic 6-3, 2-6, 6-3

A Madrid Djokovic non esce dalla crisi e continua a perdere match che dovrebbe vincere sfruttando la sua superiore resilienza a fondocampo. In più di un'occasione il serbo resta piantato sulle gambe: non corre a recuperare una smorzata, né prova a sventare la minaccia di un contropiede di dritto o di rovescio. Se poi anche il servizio diventa falloso, per lui sono guai. A Edmund basta semplicemente azzeccare qualche risposta e rimanere solido nei turni di battuta. Solo l'orgoglio evita a Djokovic un passivo peggiore. Sembra che il robot un tempo inavvicinabile soprattutto mentalmente, adesso sia un tennista esattamente come tutti gli altri.

I match che val la pena rivedere:

QF - Dominic Thiem b. Rafa Nadal 7-5, 6-3. Dodici mesi dopo la finale del 2017, Thiem scardina la resistenza di Nadal. Per tutto il primo set Domi sembra prevalere su Rafa, ma, quando deve servire per portare a casa il parziale, trema, manca un set point e subisce il controbreak. Prova di maturità fallita? Niente affatto. Thiem reagisce piazzando un nuovo break prima e strappando tre volte su cinque la battuta a Nadal nel secondo set. Per un giorno, il principe diventa re.

SF - Alexander Zverev b. Denis Shapovalov 6-4, 6-1. Rovescio a una o a due mani, un servizio devastante e i lunghi capelli biondi. A Madrid la rivalità tra Zverev e Shapovalov si rinnova, ma il bel gioco del canadese non può nulla contro la concretezza del tedesco. Basta che "Shapo" si spenga alla battuta perché Sascha ne approfitti. Chiuderà il match con quattro palle break convertite su quattro.

Madrid 2019

La finale: Novak Djokovic b. Stefanos Tsitsipas 6-3, 6-4

A Zverev e Thiem serviva proprio uno Tsitsipas che rivaleggiasse con loro, ma distinguendosi per gioco e per carattere. Stefanos, comunque, dopo aver estromesso il campione uscente Sascha e dopo aver detronizzato Nadal in due ore e mezza e in tre lottati set, non riesce a completare l'opera sgambettando anche Djokovic. Il serbo, infatti, arriva a giocarsi il titolo nella Caja Magica senza aver mai perso un set. Soltanto Thiem in semifinale lo ha costretto agli straordinari, cioè nel primo parziale a rimontare un break a salvare due palle break sul 4-4 e nel secondo a rimontare dal 2-4 e a mantenere la calma dopo non essere riuscito a servire per il match sul 6-5. In finale l'aggressività a rete di Tsitsipas, forse accentuata da un po' di stanchezza e dalla necessità di mantenere corti gli scambi, non dà alcun fastidio a un Nole che non è mai neanche chiamato a salvare una palla break. La rivincita arriverà nel Master 1000 di Shanghai e sorriderà a Stefanos: il greco sarà il primo tennista a battere i Big 3 prima dei 22 anni.

La storia di copertina: Zverev vs Tsitsipas, la meglio gioventù

«Nei quarti di finale affronterai Tsitsipas, cosa ne pensi?», chiede il giornalista. E Zverev, forse troppo sincero, forse irritantemente presuntuoso, non riesce a non inarcare le sopracciglia, a spalancare la bocca e a mormorare: «Perché, ha vinto?». Sono entrambi under 23, entrambi di origini russe, entrambi allenati dai papà, entrambi biondi e alti quasi due metri. Ma se Sascha è concreto, Stefanos è sognatore, se il tedesco è sempre imbronciato, il greco sorride spesso. Il testa a testa tra i due dice uno pari, ma nel Master 1000 di Toronto nel 2018, Zverev, che difendeva il titolo dell'anno precedente, era stato poco elegante nella sconfitta, parlando di un match «assolutamente patetico». A Madrid i due danno vita a un match tutt'altro che politically correct, tra volee in tuffo di Stefanos e tweener di Sascha. Alla fine la spunta il greco. «Avrei potuto vincere», dichiarerà il tedesco. Non è così, visto che si è preso un 6-2 al terzo set.

La delusione: 2T - Laslo Djere b. Juan Martin Del Potro 6-3, 2-6, 7-5

A Madrid lo sfortunato Del Potro, che stava smaltendo l'infortunio di fine 2018, è la prima testa di serie a lasciare la Spagna - tra l'altro in modo beffardo, mancando un match point sul 5-4 e non chiudendo per due volte il punto sul lungolinea. Il serbo Djere, invece, è talmente in fiducia da salvarsi con una fredda smorzata al volo. Un colpo che entra nella testa di "DelPo", che perderà servizio prima e partita poi. La maledizione del match point continuerà nel Master 1000 di Roma ai quarti di finale contro Djokovic. Poi, quando sembrava che il Roland Garros gli avesse restituito fiducia, purtroppo il nuovo infortunio.

I match che val la pena rivedere:

QF - Dominic Thiem b. Roger Federer 3-6, 7-6, 6-4. Sembra assurdo che il tennista forse più vincente di sempre debba recriminare per ben 22 partite perse avendo match point a favore. Eppure, a Madrid contro Thiem, si può solo ringraziare re Roger per aver deciso di rimettersi in gioco sulla superficie meno preferita a quasi 38 anni e per aver giocato alla pari con il numero 2 della terra rossa. Se Federer avesse vinto, avrebbe trovato Djokovic in semifinale... chissà!

SF - Stefanos Tsitsipas b. Rafa Nadal 6-4, 2-6, 6-3. Battere Nadal sulla terra rossa vuol dire diventare il Next Gen da tenere d'occhio nel 2019. Battuto il detentore del titolo Zverev, Tsitsipas si ripete anche con re Rafa. Il segreto? Abbandonare il piano A, che consiste in scambi brevi e aggressivi, e adattarsi con umiltà alle maratone da fondocampo. Non che Stefanos non sprechi occasioni: sull'1-0 e sul 4-3 nel primo set, in un secondo parziale da assente ingiustificato in campo e non riuscendo a servire subito per il match. Alla lunga, però, la qualità in risposta fa la differenza. Tsitsipas non perde il controllo dei colpi, Nadal sì. Il suo ultimo dritto a rete la dice lunga.

Michela Curcio

[5.5.2020 - 13:11]



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