InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

ATP Roma

Dieci finali all'ombra del Colosseo
Una corona per quattro big


Rafa Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, Sascha Zverev: all'ombra del Colosseo i vincitori degli ultimi 15 anni si contano sulle dita di una mano. Questa statistica dà l'idea di quanto il Master 1000 di Roma, il quinto della stagione, sia il torneo più elitario di questa categoria. Si va a Madrid per l'organizzazione, ci si sente a casa nella Capitale per la compagnia. E i finalisti? Oltre ai quattro già citati, si aggiungono re Roger Federer - mai vincente in Italia - Stan Wawrinka e David Ferrer.

Il Master 1000 di Roma non è ancora formalmente cancellato a causa del coronavirus. Gli organizzatori del torneo stanno lavorando a una soluzione che permetta di salvare il torneo disputandolo a settembre. Sperando che il progetto possa diventare realtà, per l'undicesima tappa di Inchiostro tra i meandri del calendario ATP sono state selezionate le dieci migliori storie che hanno preso vita nel Foro Italico dal 2005.

Roma 2006 - Rafa Nadal b. Roger Federer 6-7, 7-6, 6-4, 2-6, 7-6

Un martedì mattina, un bambino passeggia davanti a un albergo in una zona centrale, ma poco conosciuta di Roma con in mano una bandiera della Svizzera. Un signore di mezza età, incuriosito, si ferma ad aspettare. Dalla porta girevole compare Roger Federer che fa cenno ai bodyguard di non allarmarsi e si ferma, gioviale, a scattare una foto e a scambiare con loro quattro chiacchiere. Nel 2006, il re del tennis ha 24 anni, ha già vinto sette Slam - più di quanti molti suoi colleghi potranno mai vantare nel palmares a fine carriera - e 10 tornei Master Series. Il diciannovenne Nadal, invece, è la nemesi che si fa strada: negli anni a venire sarà la forza che diventa eleganza, in contrasto all'eleganza che diventa forza, ma nel 2006 è ancora un disturbatore, un piccolo ragazzo di Manacor che chissà quanti Roland Garros vincerà. Forse è per questo che quei due match point sprecati da Federer se li ricordano in pochi, ma il re non andrà mai così vicino ad alzare la coppa a Roma.

Roma 2008 - Novak Djokovic b. Stanislas Wawrinka 4-6, 6-3, 6-3

L'ultima volta di Roma da Master series, il primo acuto italiano di un Djokovic triste, solitario y final. Al suo fianco, un Wawrinka ancora con l'acne contempla il futuro che lo aspetterà a Montecarlo tra sei anni. Sono gli ultimi dei Mohicani, i due highlander rimasti all'ombra del Colosseo. Il valzer dei ritiri comincia quando Nadal viene sconfitto al secondo turno dalle piaghe sotto i piedi prima e da Ferrero poi. Il giorno prima era toccato allo già sfortunato Del Potro spuntare la casella "contrattura alla schiena" dalla lista dei suoi ingiusti infortuni. Sempre una contrattura, poi, mette fuori gioco in semifinale Roddick, quell'americano che si era promesso Roma e che preferisce Parigi. Più o meno in contemporanea Stepanek, in campo contro Djokovic, si accorge che il cibo italiano è difficile da digerire. E ancora, lo stesso Nole aveva beneficiato nei quarti di finale dell'infortunio al polso di Almagro, che a sua volta aveva beneficiato dello strappo alla coscia di Gonzales, che al mercato mio padre comprò. «Non mi piace vincere così», chiosa il serbo a fine torneo. Difficile credergli: il fair play ti fa signore, ma una vittoria è una vittoria.

Roma 2010 - Rafa Nadal b. David Ferrer 7-5, 6-2

Ore 17:30: mentre Vinicio Capossela, Edoardo Bennato e Carmen Consoli si alternano sul palco del Concertone del primo maggio, al Foro Italico un lettone semi-sconosciuto - che non ha ancora compiuto 22 anni - si presenta con un violento servizio vincente al cospetto di un Nadal, all'apice della sua carriera. A ogni vincente del suo avversario si limita a uno sguardo indolente e scocciato, a ogni suo acuto, invece, si asciuga con il braccio la fronte, si sistema i ricci scompigliati e pensa: "Per vincere non bisogna per forza allenarsi per giorni, a me basta il talento". Il suo box è un trionfo di opulenza e di donne splendide. Quel giovane così fuori dagli schemi si chiama Ernest - come l'Ernest partorito da Oscar Wilde: nessuno mai negherebbe che Gulbis è un tennista sfacciatamente sincero. Un anno in top ten, una semifinale al Roland Garros, una vittoria contro un Federer già over 30: il lettone raccoglierà troppo poco per uno con il suo braccio. Nadal ne benedice l'incostanza e si rasserena vedendo Ferrer in finale. Lui, il Ferru, ha costruito una carriera sull'abnegazione, sul sacrificio, su un dritto bello perché anomalo e sulla corsa a fondocampo.

Roma 2011 - Novak Djokovic b. Rafa Nadal 6-4, 6-4

«Nel 2010 volevo smettere con il tennis, vedevo tutto nero. Avevo vinto in Australia, ero numero 3 del mondo, ma non ero felice»: parole di Djokovic, forse il più affamato nella storia di questo sport. Ma il serbo è anche il Fab 3 meno amato, quello che deve affrontare, Federer, Nadal e i fischi del pubblico. Nole è l'intruso, il terzo incomodo, il fenomeno esploso nel momento sbagliato, in un mondo già polarizzato tra un elvetico e un maiorchino. Più Djokovic decide di volersi ribellare a una narrativa ingiusta, più i detrattori ne sminuiscono i successi. "A Roma ha già vinto, ma sconfiggendo Wawrinka in finale, non Rafa" oppure "Nei match importanti Federer non suda neanche contro di lui". Così come sbocciano i fiori di maggio, Nole si presenta a Roma in serie positiva di 34 vittorie e mette in fila tutti: Wawrinka, Soderling, Murray, Nadal. Quasi tutto il meglio che la terra rossa possa offrire. Chi fermerà il robot Djoker? Roger, a Parigi. E il pubblico tornerà a sorridere al pensiero di una nuova finale Fe-Dal.

Roma 2013 - Rafa Nadal b. Roger Federer 6-1, 6-3

"Non eri tu, non eri tu", continua a ripetersi Nadal di fronte a un Federer spento, imbronciato. Forse anche un po' invecchiato. Sette anni dopo l'epica finale all'ombra del Colosseo, sul campo Nicola Pietrangeli splende un sole bugiardo e al cinguettio degli uccelli si sostituiscono fischi beffardi e un po' ingrati. "Perché sua Maestà sbaglia tutti i colpi che si possono sbagliare?", si chiedono gli spettatori che hanno affollato il Foro Italico. Hanno pagato un biglietto costosissimo sperando di vedere un concerto di Bruce Springsteen e si trovano ad assistere a un rave di musica elettronica di Serie B. Così come nella mitologia greca Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, Re Roger spara out tutti i dritti che gli capitano - per capriccio, gioco o per necessità - sulla sua racchetta. Nel 2006 la finale più lunga della storia di Roma era durata trecentocinque minuti. Nel 2013 a Nadal ne basteranno sessantanove.

Roma 2014 - Novak Djokovic b. Rafa Nadal 4-6, 6-3, 6-3

Un'unica vittoria può essere frutto della fortuna, ripetersi nel successo vuol dire entrare nella leggenda. Che ci siano voluti tre anni è poco importante, perché il Djokovic che si presenta in finale sul Pietrangeli vince di pura frustrazione e di trance agonistica rifiutando l'idea di una sconfitta annunciata. Il polso gli fa male, la prudenza gli impone di non forzarsi in vista del Roland Garros, ma l'orgoglio ferito del campione non può sopportare l'onta di sentirsi dire che non vince (quasi) mai contro Nadal sulla terra rossa. Così, se il corpo corre per inerzia, il braccio deve compensare con la potenza. Saranno 46 a 15 i vincenti a favore di Nole. Sono numeri sorprendenti per chi ha sempre preferito fare punto costringendo l'avversario a giocare un colpo in più. Il cuore che un commosso Djokovic disegna sulla terra rossa a fine partita è dedicato alla sua Serbia, colpita da una alluvione che farà più di cinquanta vittime. Nole dovrà pur aver imparato da qualcuno cosa vuol dire resilienza.

Roma 2016 - Andy Murray b. Novak Djokovic 6-3, 6-3

Buon compleanno, Sir Andy! Il Ringo Starr del tennis, colui che ha vinto a Wimbledon ma che resta ancora tre passi dietro il triunvirato Federer-Nadal-Djokovic, decide che nel 2016 si gioca tutto. O diventa il numero 1, oppure forse si merita davvero l'etichetta di eterno secondo - o di eterno quarto che, se possibile, è ancora più umiliante. Prima della finale all'ombra del Colosseo, forse Murray guarda la foto di rito scattata insieme a Nole una settimana prima a Madrid. Un'altra sconfitta, un altro titolo non difeso. Che importa se è il primo britannico ad aver vinto lo Slam di casa dopo Fred Perry, che importa di quella medaglia d'oro alle Olimpiadi strappata a re Roger Federer. "Oggi compio ventinove anni, non mi permetterò un altro fallimento", pensa Sir Andy. Lo scozzese scende in campo e vince a Roma senza mai perdere il servizio. E poi vince a Londra. E a Rio De Janeiro, a Pechino, a Shanghai, a Vienna, a Parigi Bercy e di nuovo a Londra. Sale in vetta al ranking. A quel punto l'anca lo richiama alla realtà: è il prezzo da pagare per aver avuto la "ubris" di voler gareggiare con gli dei.

Roma 2017 - Alexander Zverev b. Novak Djokovic 6-4, 6-3

"Tesoro di papà, ti sei già spinto oltre i tuoi limiti, non ti preoccupare se oggi non vinci". Chissà se, come ogni genitore del mondo, anche Alexander Zverev Senior, allenatore dell'omonimo figlio, avrà davvero rassicurato così il suo bambino prima della finale. In realtà, è improbabile che questa conversazione sia realmente accaduta: quel ventenne tedesco dagli occhi blu e i capelli scompigliati è troppo impulsivo e arrogante per sentirsi già sconfitto. In una Roma che si prepara al ritiro di Totti, ci sarebbe proprio bisogno di un principe nuovo che sappia ribaltare i pronostici. Va bene anche se è tedesco. Nole - il robot - Djokovic resta impietrito di fronte a quel ragazzo che non prova timore reverenziale e che, anzi, si scrolla di dosso l'autorità degli adulti a colpi di esplosivi rovesci a due mani. È morto il re, viva il re. Forse si sente ancora un teenager, ma è il primo nato negli anni Novanta ad aver vinto un Master 1000. Facile, no?

Roma 2018 - Rafa Nadal b. Alexander Zverev 6-1, 1-6, 6-3

Quando le gocce di pioggia cominciano a farsi insistenti sui corti capelli che non si arricciano più, Sascha Zverev capisce (o si autoconvince) che non riuscirà a difendere il titolo al Foro Italico. Il tedesco si accorge di non essere impermeabile alla pressione e che, anzi, la sua presunzione comincia a creparsi sotto l'effetto delle aspettative, delle eliminazioni negli Slam, nelle chiacchierate lacrime agli Australian Open dopo la sconfitta contro il coetaneo Chung. Cosa mettere sul piatto della bilancia? La vittoria-bis a Monaco di Baviera, il Master 1000 di Madrid vinto senza mai perdere un set e la probabile riconferma a Roma? Oppure gli sguardi indagatori, corrucciati e forse anche sadicamente divertiti di chi continua a ripetere: "mai senza un quarto di finale in un Major", oppure "alla tua età Federer e Nadal regnavano già tra Londra e Parigi"?

Prima dell'interruzione Zverev conduce 3-1 al terzo set. Perderà la finale 6-3.

Roma 2019 - Rafa Nadal b. Novak Djokovic 6-0, 4-6, 6-1

Nadal ha rifilato il primo bagel della sua carriera a Djokovic. Non ha ancora allungato nel secondo parziale, ma è questione di minuti. Sul 4-4, 40-40, Nole - fino a quel momento sempre qualche frazione di secondo in ritardo nel muoversi da fondocampo - prova una timida discesa a rete. Non sa dove posizionarsi e chi lo sta guardando - dal vivo e in televisione - se ne accorge. Resta a presidiare il lato sinistro del campo e si espone al passante di Rafa sul lato destro? Si sposta a coprire l'angolo opposto e prova a disorientare il suo avversario in contropiede? Si ferma nella terra di mezzo? Nole non riesce a decidersi in tempo e la volee accennata per chiudere il punto gli resta impigliata nella racchetta. "Qui cala il sipario al Foro Italico", penso. Invece Nadal tira fuori misura un dritto, ne ciabatta a rete un altro, chiude con due errori che sono questione di centimetri. Qualcuno la ha chiamata "sindrome del sentirsi invincibile". I fenomeni come Rafa, però, sono in grado di vincere contemporaneamente contro se stessi e contro gli avversari.

Michela Curcio

[12.5.2020 - 17:08]



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