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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Il post-Covid

Il tennis riparte dal 14 agosto
Ma il nuovo calendario non convince


Manacor, ore 15:30 di un tranquillo mercoledì pomeriggio. Il sole splende alto, le onde del mare cullano una lussuosa barca. I pesci gorgogliano, sembra di essere in Paradiso. D'un tratto, nel silenzio, si sente lo squillo di un cellulare. La chiamata proviene da un numero tedesco.

«Hola»

«Rafa, sono Alexander»

«Scusami, chi sei?»

«Come chi sono? Sono Alex. Sascha Zverev. Il Next Gen preferito di Roger, quello che se ne è andato con lui in viaggio in Sudamerica a fine 2019. A settembre dell'anno scorso ti ho permesso di vincere la Laver Cup dopo una partita giocata da campione contro Raonic».

«Ah, ora ricordo. Veramente ti ho dovuto accompagnare in bagno prima del super-tiebreak per evitare che tu dessi di matto come era già successo il giorno prima contro Isner».

«Sì, vabbè. Ma non ti ho chiamato per questo. Hai letto la comunicazione pubblicata dai vertici dell'ATP su Twitter? Dicono che ci potrebbe essere uno swing asiatico dopo il Roland Garros. Ti rendi conto? Difendo un quarto dei miei punti di ranking in Cina. Sono impazziti?»

«Ti stai lamentando con me che devo difendere due Slam e un Master 1000 in sei settimane?»

«Vedi, a proposito di questa situazione... sai, proprio quest'anno agli Australian Open ho dimostrato che sul cemento sono a mio agio. Magari potresti lasciarmi vincere gli US Open, così eviterei di andare in trasferta a Pechino e Shanghai. Oppure potresti lasciarmi vincere a Roma. Ti immagini le facce degli italiani a vedere un tedesco che si porta a casa il trofeo? Rafa? Rafa?».

È chiaro che questa conversazione è frutto della fantasia e del sarcasmo di chi scrive ed è altrettanto inevitabile che si scatenassero malumori dopo la pubblicazione della prima parte del calendario ATP post-coronavirus. Eppure il tentativo di mediazione tra i vertici del circuito maggiore, preoccupati per la tenuta economica del sistema tennis, e i top player, decisi a vedersi garantite le opportune tutele sanitarie, sembra riuscito a metà. Il tennis ripartirà ufficialmente con l'ATP 500 di Washington, in programma dal 14 agosto. Si prosegue con il Master 1000 di Cincinnati e con gli US Open, primo Slam post-pandemia. Entrambi i tornei si disputeranno a New York, così da creare una "bolla anti-Covid" sul modello NBA - con la differenza che Le Bron e compagni giocheranno a Disneyworld. Neanche il tempo di riposarsi e si ritorna in Europa: spazio alla stagione sulla terra rossa con i due Master 1000 di Madrid e Roma e con il terzo - e ultimo - Slam dell'anno, il Roland Garros. Qui terminano gli annunci ufficiali e cominciano i problemi. In un secondo tweet, l'ATP comunica quanto segue: «Un secondo aggiornamento sul calendario post-Roland Garros che includa un eventuale swing asiatico e lo swing indoor in Europa fino alle ATP Finals verrà rilasciato a metà luglio». L'idea che si possa considerare una trasferta a Beijing/Tokyo prima e a Shanghai poi lascia perplessi. In pratica si verrebbe a sconfessare il protocollo di sicurezza che ha tenuto i top player ai box per cinque mesi. Il tennis è rimasto fermo non perché fosse uno sport chissà come pericoloso - in Italia per il CONI il rischio di contrarre il coronavirus giocando con racchetta e pallina è pari a 0,1 su un massimo di 4 - ma perché le costanti trasferte da una parte all'altra del mondo avrebbero esposto al contagio gli organizzatori dei tornei, i raccattapalle, gli allenatori e i fisioterapisti. Non si vede quindi il bisogno di viaggiare tra tre continenti in un periodo tra agosto e ottobre, quando in Europa ci sarebbero tornei facilmente ricollocabili in calendario. Qualche esempio di chi potrebbe affrettarsi a bloccare le date ancora libere? In ordine di (ex)-calendario, l'ATP 500 di Barcellona, gli ATP 250 di Monaco di Baviera e dell'Estoril, gli ATP 250 di Ginevra e Lione. E ancora, l'ATP 500 di Amburgo e l'ATP 250 di Gstaad.

Si potrebbe obiettare che l'iscrizione ai tornei asiatici non è imposta. Saltano agli occhi, però, i nomi di due top ten: Daniil Medvedev (numero 5 del ranking) e Alexander Zverev (numero 7 del ranking). Il primo a ottobre difenderebbe in Cina i 1000 punti conquistati vincendo il Master 1000 di Shanghai. Non tantissimi rispetto ai 5890 che avrà in dote alla ripartenza di agosto. Ma prima di spostarsi eventualmente in Asia, il russo sarà chiamato a difendere anche i 300 punti conquistati con la finale nell'ATP 500 di Washington, i 1000 punti in dote dopo la vittoria nel Master 1000 di Cincinnati e i 1200 punti ottenuti dopo la finale agli US Open. Ciò vuol dire che se Medvedev non riuscisse a ripetere le prestazioni scintillanti del 2019, sarebbe costretto a recarsi a Shanghai per sperare di rimanere tra i primi dieci del ranking - exploit sulla terra rossa permettendo. Scelta ancora più obbligata per Zverev. È vero che il tedesco ha la possibilità di migliorarsi tra lo swing americano e il trittico Madrid-Roma-Roland Garros (sarebbe molto difficile peggiorarsi), ma se i risultati per lui non dovessero arrivare, si ritroverebbe a dover difendere con le unghie e con i denti i 180 punti della semifinale nell'ATP 500 di Beijing e i 600 punti della finale del Master 1000 di Shanghai. Vale a dire 780 punti sui 3630 di partenza, dando per scontato che il nativo di Amburgo non peggiori la sua situazione dopo i tornei sulla terra rossa.

È Nadal, però, ad avere davvero da lamentarsi per il nuovo calendario ATP. La vittoria agli US Open, il trionfo nel Master 1000 di Roma, la "dodecima" al Roland Garros e, nel mezzo, anche una semifinale nel Master 1000 di Madrid: per Rafa il totale di punti da difendere è 5360 su 9850. In appena sei settimane. A trentaquattro anni. Con un fisico che gli ha dato più di un problema in carriera. E Djokovic? Nel 2019 Nole aveva raccolto questi risultati: quarti di finale nel Master 1000 di Cincinnati (180 punti), ottavi di finale agli US Open, (180 punti), vittoria nel Master 1000 di Madrid (1000 punti), finale nel Master 1000 di Roma (600 punti), semifinale al Roland Garros (720 punti). Nell'eventualità - seriamente improbabile - che il serbo rinunci a giocare fino a ottobre, perderebbe 2680 punti. Per qualsiasi tennista sarebbe una tassa incalcolabile. Per "Djoker", che attualmente vanta 10220 punti, un'inezia. Saggio sarebbe quindi per Nole concentrarsi sulla stagione sulla terra rossa. Il serbo ci sta pensando, ma potrebbe lasciarsi ingolosire dall'idea di rimpinguare il suo bottino di punti e di Slam. Se dovesse davvero boicottare gli US Open, Medvedev, Tsitsipas e Zverev sarebbero già con i biglietti dell'aereo in mano - forse affitterebbero persino un jet privato insieme pur di arrivare in tempo a New York - e con lo smoking in valigia. D'altronde, quando gli ricapita uno Slam con uno solo dei big 3 ai nastri di partenza?

Torniamo a Manacor. Squilla di nuovo il telefono. La chiamata proviene da un numero austriaco.

«Hola»

«Rafa, sono Dominic»

«Ciao Domi, my friend! Come stai? Ti ho visto giocare a Belgrado, vai alla grande».

«Sì, ci stiamo divertendo, ma ti devo comunque parlare di un problema. I vertici ATP mi hanno vietato di giocare a Kitzbuhel. Sai che Kitzbuhel è più importante delle Olimpiadi per me».

«Domi, spiegami meglio. Che è successo?».

«Il torneo di Kitzbuhel è stato ricollocato nella settimana dal 7 al 14 settembre. In contemporanea con gli US Open. Come se non bastasse noi top ten non possiamo andare in Austria se prima non abbiamo giocato - e perso - in America. Devo rinunciare a un torneo che nel 2019 mi è valso 250 punti per partecipare a uno Slam nel quale difendo appena 10 punti? Ma è uno scherzo?».

«Dominic, amico mio, capisco il tuo travaglio interiore, ma ti ricordo che devo difendere due Slam e un Master 1000 in due settimane».

«Già, a proposito... hai già vinto 12 Roland Garros, due dei quali in finale contro di me. Non potresti lasciarmi vincere quest'anno? Ti ricordi come ero triste l'anno scorso alla cerimonia di premiazione? Rafa? Rafa?».

Michela Curcio

[17.6.2020 - 19:59]



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