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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Adria Tour

Il Covid-19 spaventa il tennis
Positivi al test Dimitrov e Coric


«Volevo avvisare i miei fan e i miei amici che al mio rientro a Montecarlo sono risultato positivo al Covid-19. Voglio essere sicuro che tutti coloro con cui sono stato in contatto in questi giorni vengano testati e prendano le necessarie precauzioni. Mi dispiace per tutti i problemi che ho causato», così Grigor Dimitrov su Instagram, a un'ora dalla finale tra Djokovic e Rublev - poi ovviamente annullata - valida per la seconda tappa di Adria Tour, la maxi-esibizione itinerante in quattro puntate organizzata proprio da Djokovic tra Serbia e Croazia. Il bulgaro si era ritirato prima di scendere in campo per il match contro il serbo Krstin, accusando un malessere. Tornato a casa nel Principato e sottopostosi al tampone, ha scoperto di aver contratto il coronavirus. Questa mattina, l'ulteriore doccia fredda. Anche Borna Coric ha annunciato - sempre su Instagram - di essersi a sua volta contagiato. «Voglio informarvi - ha scritto - che sono risultato positivo al Covid-19. Mi sento bene e non ho alcun sintomo. Per favore rimanete al sicuro». Il croato aveva giocato sabato pomeriggio proprio contro Dimitrov, in una partita durante la quale nessuno dei due sembrava essere in forma. Al termine del match, il bulgaro si era avvicinato al suo avversario, evitando la tradizionale stretta di mano.

Dimitrov, ex numero 3 del mondo, vincitore del Master 1000 di Cincinnati e delle ATP Finals nel 2017, e Coric, attuale numero 33 del ranking, sono i primi due big del tennis ad aver contratto il coronavirus. Prima di ieri l'unico giocatore del circuito maggiore a essere risultato positivo al tampone era stato il classe 2000 brasiliano Thiago Seyboth Wild, vincitore dell'ATP 250 di Santiago del Cile a febbraio e alla posizione numero 113 della classifica. Una beffa, per uno sport tra i più sicuri in tempi di coronavirus. Un problema soprattutto perché la notizia del contagio arriva una settimana dopo che il chairman dell'ATP, l'italiano Andrea Gaudenzi, aveva presentato il nuovo calendario di quel che resta della stagione 2020, con la ripartenza del circuito maggiore prevista per il 14 agosto nell'ATP 500 di Washington e con gli US Open regolarmente in programma. Non è detto che, adesso, il progetto di ricominciare a giocare possa tornare nuovamente in discussione.

Ieri sera, dopo la notizia della positività di Dimitrov al Covid-19, sono partiti screening di massa per tutti gli altri partecipanti alle attività di Adria Tour. Sono stati processati 1027 tamponi e, per tre big che, al momento, sono risultati negativi al test (ossia Zverev, Rublev e Cilic), sono stati individuati altri tre positivi: il già citato Borna Coric, il preparatore atletico di Dimitrov e un membro dello staff di Djokovic. Proprio Djokovic, però, secondo indiscrezioni riportate da organi di informazione croata e confermate dal suo agente a un corrispondente della BBC, ha rifiutato di sottoporsi al test per il coronavirus, sostenendo di non avere sintomi ascrivibili al virus. Novak, quindi, è salito sul primo volo per Belgrado, dove, pare, sia già stato testato insieme alla sua famiglia. Difficile spiegarsi il perché di tanta irresponsabilità.

D'altronde, però, proprio l'irresponsabilità è stata il leit motiv di Adria Tour, in un'escalation di comportamenti da brividi che non potevano non culminare in contagi di massa. Bene sarebbe ripercorrerli tutti. Bisogna tornare indietro al 9 e al 10 giugno: Dimitrov, Thiem e Zverev arrivano a Belgrado in vista della prima tappa dell'esibizione/carrozzone, in programma sabato e domenica. Djokovic li accoglie con convenevoli affettuosi e foto senza mascherine, in barba alle regole di distanziamento fisico. Il giorno dopo, durante la conferenza stampa inaugurale dell'evento in Serbia, Nole guida il fronte di chi crede che gli US Open non si possano svolgere in sicurezza. Tre ore dopo sta giocando a calcetto con i suoi colleghi, tra abbracci dopo i gol e trattenute per la maglia. Arriva il 13 giugno, giorno inaugurale del Tour: a poche ore dal match tra Thiem e Lajovic, a Belgrado si organizza il kids day. Migliaia di bambini senza dispositivi di protezione si divertono ad assembrarsi insieme ai loro campioni preferiti. Chi pensa che peggio di così non possa andare dovrà ricredersi. È il 14 giugno: al termine della due giorni di torneo, dopo la finale vinta da Thiem contro Krajinovic, alla presenza di un pubblico ammassato e inquadrato sempre senza mascherine, su Twitter spunta un video di folli festeggiamenti notturni in discoteca. Djokovic guida la truppa dei suoi colleghi, ballando senza maglietta e abbracciando più o meno chiunque all'interno del locale. Nella clip tutti i big sono riconoscibili, incluso, ovviamente, Dimitrov. Risultato positivo al coronavirus esattamente sette giorni dopo i bagordi serbi.

Altra settimana, altra corsa. Se Thiem si sposta a Montecarlo per giocare il torneo di esibizione organizzato da Patrick Mouratoglou - e se non altro viene testato almeno tre volte nel tragitto - Djokovic, Dimitrov e Zverev arrivano a Zadar, dove si incontrano con i padroni di casa Coric e Cilic. È il 18 giugno quando le cinque star del circuito maggiore partecipano a una partita di basket contro il KK Zadar, squadra di pallacanestro della città. Il giorno dopo la loro agenda non si svuota: altro kids day e altri assembramenti. Ricostruire questa affollata cronologia non è stato difficile: è bastato scorrere tra i post pubblicati sul profilo Instagram dell'account di Adria Tour. Impossibile, invece, sarà capire quando esattamente la truppa è entrata a contatto con il coronavirus e chi è il "paziente zero".

Sicuramente Djokovic non aveva intenzione di mettere a repentaglio la salute dei suoi colleghi. Eppure è successo. E questo mini-cluster di coronavirus nel mondo del tennis era più che evitabile. Già negli scorsi mesi, quando la pandemia devastava l'Europa e l'intero mondo entrava in lockdown, Nole si era distinto per dichiarazioni estremamente pericolose. «Sono contrario al vaccino per il coronavirus e se dovesse diventare obbligatorio, dovrei prendere una decisione», dichiarava in diretta su Instagram il 21 aprile. E ancora, il 10 maggio in una one to one con l'amico e consulente Chervin Jafarieh: «Conosco alcune persone che, attraverso la trasformazione energetica, il potere della preghiera e della gratitudine sono riuscite a trasformare il cibo più tossico e l'acqua più inquinata nell'acqua più curativa. Perché l'acqua si trasforma: gli scienziati hanno dimostrato che le molecole reagiscono alle nostre emozioni. Se hai pensieri ed emozioni specifiche, nel caso siano pensieri felici, queste creano un geo-prisma basato sulla geometria sacra. Al contrario, quando si dà all'acqua dolore, paura, frustrazione o rabbia, quell'acqua si rompe». Dichiarazioni che sembrano paradossali, ma che, ahimè, non sono fake news. A chi lo aveva criticato per aver espresso opinioni così controverse e scientificamente scorrette, Nole aveva risposto di non essere un personaggio così influente nel dibattito mondiale su temi di questa importanza. E si sbaglia. Perché è il numero 1 del ranking ATP e perché, quando ha scelto di organizzare Adria Tour, si è preso una responsabilità nei confronti dei suoi ospiti, ignorando colpevolmente il rischio di contagio. «Qua in Serbia il coronavirus non ci ha colpiti come in altri paesi, per questo siamo praticamente alla normalità. Non stiamo seguendo i protocolli di altri paesi, ma le indicazioni del nostro Ministero della Sanità», aveva dichiarato Djokovic in conferenza stampa prima di criticare le misure di sicurezza anti-Covid al vaglio degli organizzatori degli US Open. Non è vero. Sul sito del Ministero della Salute serbo campeggia grande l'invito a evitare baci e abbracci con gli altri, a mantenere il metro di distanza e a indossare la mascherina.

Sia chiaro, non che gli altri big siano stati modelli di responsabilità. Nessuno ha obbligato Dimitrov e Coric a partecipare ai kids day o ad andare a festeggiare in discoteca. Nessuno ha imposto a Thiem, Zverev e Cilic di giocare a calcetto o a basket. In questa situazione non si salva nessuno: tutti, nessuno escluso, hanno peccato di ingenuità e superficialità. Potevano e dovevano dire "no, grazie" agli assembramenti in luoghi chiusi. Avrebbero dato l'esempio a un pubblico che li guarda e li stima. Ognuno di loro, per un motivo o per un altro, in questo ha fallito. Ma chi ha organizzato quest'evento e ci ha messo la faccia più di tutti, deve saper ammettere i propri sbagli.

Adria Tour con costanti controlli sanitari, con partite a porte chiuse e con una rigida aderenza alle regole di distanziamento fisico sarebbe stato uno spot di lusso per un tennis che, si spera, riuscirà a ripartire come merita. Adria Tour in modalità carrozzone si è rivelato un clamoroso doppio fallo. E dire che di clamorosi doppi falli pensavamo di averne già visti troppi in campo.

Michela Curcio

[22.6.2020 - 17:29]



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