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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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ATP Newport

Gli amarcord americani dal 2015
Ram e Isner profeti in patria


Alzi la mano chi pensava che la stagione sul verde fosse terminata a Wimbledon. A chi ha nostalgia delle scivolate sull'erba e degli scambi brevi, il calendario ATP regala un'ultima occasione di iscriversi a un torneo da disputare sulla superficie del cuore prima di ritornare a giocare sulla terra battuta o di prepararsi allo swing sul cemento. Curiosamente dal 2002 l'ATP 250 di Newport si tinge di rosso e di blu. Non importa che siano i colori della bandiera britannica (con Rusedski vincitore nel biennio 2004-2005), di quella francese (difesa da Fabrice Santoro nel biennio 2007-2008) e da Nicolas Mahut nel 2013), di quella australiana (con Philippoussis trionfatore nel 2006 e Hewitt campione nel 2014) o americana, soprattutto con John Isner nei panni di re dell'albo d'oro grazie ai quattro successi nel 2011, 2012, 2017 e 2019.

La ventiduesima tappa del viaggio di Inchiostro tra gli amarcord dei tornei di tennis cancellati per Covid-19 ci porta nel Nuovo Continente. Si va a Newport, negli Stati Uniti.

ATP 250 Newport - 2015

La finale: Rajeev Ram b. Ivo Karlovic 7-6, 5-7, 7-6

L'erba di Newport e Ram: un feeling che permette all'americano specialista in doppio di raccogliere il suo secondo titolo in singolo nel circuito maggiore a spese di Karlovic, habitué delle finali ATP 250. Il nativo di Denver è subito protagonista di un upset contro il top seed Isner, poi nei quarti di finale contro Mannarino è costretto a salvare due match point nel secondo parziale e a recuperare un break nel set decisivo, dopo aver sprecato - in modo clamoroso - dodici palle break su dodici nel primo parziale. Dall'altra parte del tabellone il big server croato soffre più del dovuto all'esordio contro Marchenko - contro il quale non concretizza un match point già nel secondo set - e in semifinale contro Sock, con l'americano che spreca due set point nel primo parziale. In finale le palle break latitano: Ram ne sfrutta una su quattro, Karlovic salva l'unica a suo sfavore. A essere decisivi sono i dettagli: nel tiebreak del primo set, un passante di dritto dell'americano sul 5-4 e una volee facilmente sbagliata dal croato sul 6-5; in quello del parziale decisivo, una velenosa risposta dello statunitense a prendersi il mini-break dell'allungo definitivo.

Le curiosità:

1) Il mancato ritorno di Mark Philippoussis

Nove anni e due finali Slam dopo, Philippoussis torna a giocare a tennis. Più vicino ai quaranta che ai trent'anni, l'australiano riceve dagli organizzatori del torneo una wild card per le qualificazioni. Al primo turno nel tabellone cadetto, però, viene eliminato in due set da Quigley che a sua volta mancherà l'accesso al main draw perché sconfitto da Hernych. Il ritorno è indigesto.

2) La delusione Isner

Fuori all'esordio contro Ram dopo aver sprecato un set di vantaggio prima, un match point poi. Mai Isner ha deluso così tanto a Newport. L'americano, in astinenza dal 2012 sull'erba di casa, deve di nuovo rimandare la caccia al titolo numero 10 nel circuito maggiore. Non solo, nonostante i buoni risultati in stagione, non ha ancora vinto un trofeo nel 2015. Si riscatterà ad Atlanta.

ATP 250 Newport - 2016

La finale: Ivo Karlovic b. Gilles Muller 6-7, 7-6, 7-6

Un anno dopo la delusione contro Ram, Karlovic ci riprova e nega allo specialista sull'erba Muller la gioia del primo titolo nel circuito maggiore. Il croato nell'ordine rimonta un set all'esordio a Dancevic, è chirurgico contro Chiudinelli e supera Baghdatis dopo due intensi tiebreak e otto palle break non sfruttate. Dall'altra parte del tabellone, invece, il lussemburghese è sprecone nel primo set del secondo turno contro Estrella - i nove set point non concretizzati nel primo parziale gridano vendetta - e si prende un parziale di blackout contro Mannarino nei quarti di finale. All'atto conclusivo del torneo statunitense è inevitabile che dominino i servizi. A Newport, infatti, sia Karlovic che Muller viaggiano su una media di 15 ace a partita. Sciolta la tensione di un primo set con un'insolita abbondanza di palle break - due a favore del lussemburghese, tre a favore del croato - sembra scontato che il titolo si assegni dopo il tiebreak decisivo. Ed è altrettanto scontato che a vincere il trofeo sia il primo ad avere il match point sul suo servizio. Per gli almanacchi: Muller chiude con 18 ace e tre doppi falli, Karlovic con 27 ace e 10 doppi falli.

Le curiosità:

1) Chiudinelli l'intruso

In ordine di teste di serie nei quarti di finale: Johnson, Karlovic, Muller, Baghdatis, Mannarino, Sela e Young. Sette su otto pronte a giocarsi il torneo. Più un outsider, Chiudinelli. Lo svizzero approfitta del forfait del numero 5 del seeding, Pospisil superando nell'ordine Kuznetsov e Smith, al quale rimonta uno svantaggio di 1-6 nel primo set. Di più non si può chiedere.

2) Provaci ancora Young.

Tanta gavetta, neanche un titolo nel circuito maggiore. A Newport Young spera che l'erba di casa lo possa aiutare a centrare il primo trofeo ATP. L'americano perde in tutto otto game nei primi due turni contro i connazionali Donaldson e Kozlov. Poi, però, chiamato al test contro il top seed Johnson, raccoglie un 6-2, 6-3. Esame di maturità rimandato.

ATP 250 Newport - 2017

La finale: John Isner b. Matthew Ebden 6-3, 7-6

Cinque anni: tanto è durata l'astinenza di Isner a Newport. Nuovamente iscritto al torneo dopo l'assenza nel 2016 e in tabellone da top seed, l'americano non perde neanche un set prima della finale. Il suo avversario per il titolo, Ebden, invece, dopo aver superato le qualificazioni, fatica soltanto nei quarti di finale contro Kamke, al quale deve rimontare un set e contro il quale ha bisogno di ben otto set point nel secondo parziale. La finale è più combattuta nel punteggio che sul campo. Isner sfrutta l'unica palla break a sua disposizione nel primo set, poi è paziente nell'aspettare il calo fisiologico del suo avversario nel tiebreak del secondo parziale. Al resto ci pensano i diciassette ace messi a segno dall'americano. Un altro dato per capire quanto sia stato schiacciante il dominio di Long John a Newport? Quattro match, zero palle break concesse. Letteralmente unbreakable.

Le curiosità:

1) Storie di qualificati

Non solo Ebden: nel 2017 a Newport brillano i qualificati. Groth supera in tre set il collega Krajicek - annullandogli anche un match point nel secondo parziale - e si regala un incontro di lusso con Isner, mentre Dancevic rimonta un set a Sandgren, prima di perdere contro Novikov. Favole non a lieto fine, ma da ricordare per chi vuole leggere una storia diversa.

2) La semifinale di Fratangelo

Tra gli exploit a Newport nel 2017 spicca la settimana americana di Fratangelo. Tre partite, nove set: così l'americano supera nell'ordine Marchenko, tra l'altro risalendo nel primo parziale da uno svantaggio di 2-5, Santillan e Herbert. A fermare la sua corsa, soltanto il futuro campione Isner che in semifinale gli lascia sei game in tutto. Non c'è motivo di avere rimpianti, però.

ATP 250 Newport - 2018

La finale: Steve Johnson b. Ramkumar Ramanathan 7-5, 3-6, 6-2

Niente lieto fine per Ramanathan: a infrangere i suoi sogni uno Johnson spinto dal pubblico di casa. A Newport l'indiano è in forma smagliante: soltanto Kudla riesce a strappargli un set prima della finale. Percorso ancora più netto per l'americano: in tabellone da testa di serie numero 3, concede soltanto due palle break fino alla semifinale, entrambe non sfruttate da Sela nei quarti di finale. All'atto conclusivo del torneo statunitense, Ramanathan paga soprattutto un incosciente tentativo di volee da dietro la schiena sulla prima palla break dell'incontro, arrivata sul 5-5 del primo set, e un passante steccato di dritto sul successivo set point. Non serve che l'indiano si riscatti e si prenda il break nel secondo parziale con lo stesso gesto tecnico, perché nel set decisivo non riesce più a contenere i colpi di Johnson, nel frattempo anche meno falloso al servizio.

Le curiosità:

1) Tanta Australia nella parte alta del tabellone

Duckworth e Thompson subito contro nel derby - vinto dal più giovane. Poi Bolt e Tomic - provenienti dalle qualificazioni - e la testa di serie numero 7 del seeding De Minaur: nella parte alta del tabellone di Newport, c'è tanta Australia. Degli altri tre contendenti, però, nessuno riesce ad accedere al secondo turno, perché vengono eliminati rispettivamente da Sela, Harrison e Karlovic. Mai fu più giusto parlare di cammino breve e sfortunato.

2) Teste di serie subito out nella parte bassa del tabellone

Nell'ordine di classifica: Mischa Zverev, Ebden, che a Newport difende la finale, Harrison e Kudla: tutte e quattro le teste di serie nella parte bassa del tabellone falliscono l'accesso nei quarti di finale. A eliminarli rispettivamente Pospisil in rimonta, Symczek con un doppio 6-4, Mahut che beneficia del ritiro del suo avversario sul 6-2, 2-0 e Ramanathan, futuro finalista. Debacle assoluta.

ATP 250 Newport - 2019

La finale: John Isner b. Alexander Bublik 7-6, 6-3

Il titolo numero quindici in carriera per dimenticare la delusione a Wimbledon. Prima della finale, però, Isner sembra tutt'altro che irresistibile. L'americano, in tabellone da top seed, si spinge fino al terzo set sia all'esordio contro Majchrzak, sia nei quarti di finale contro Ebden - nel remake della finale di Newport del 2017 - sia contro Humbert in semifinale. Dall'altra parte del tabellone, Bublik è altrettanto incostante: tutti - da Bolt a Troicki, da Sandgren a Granollers - gli strappano almeno un parziale. All'atto conclusivo del torneo statunitense, sorprendentemente non dominano i servizi. Tanto che Long John e l'istrionico kazako chiudono con un bilancio di nove ace in due. Bublik si costruisce l'unica palla break che riuscirà a concretizzare con una velenosa risposta con il piatto corde e grazie a un nastro schierato dalla sua parte. Poi, però, il kazako non sarà in grado di capitalizzare il vantaggio non riuscendo a servire per il primo set - da matita rossa sia l'errore di dritto sul 6-5, 15-15 che il doppio fallo sulla palla del controbreak. E proprio un altro doppio fallo stroncherà le sue speranze di rimonta nel quinto gioco del secondo parziale, prima che Isner chiuda la finale con uno splendido passante di dritto. A Bublik resta la gloria di aver lobbato un gigante di oltre due metri - nel settimo game del secondo set.

Le curiosità:

1) Il curioso caso delle teste di serie

Fuori all'esordio oppure almeno in semifinale. Per le teste di serie di Newport non esistono mezze misure. E se Isner, Bublik e Humbert non deludono, nell'ordine Mannarino raccoglie soltanto cinque game contro Sandgren, Thompson cede in due set a Granollers, a Johnson e Karlovic sono fatali due tiebreak a testa e Klahn non supera l'esame Kudla. Il tabellone è spianato per chi resta.

2) Eubanks, wild card con il sorriso

Due vittorie - fino a ora - nel circuito maggiore, una proprio a Newport. Eubanks riceve una wild card dagli organizzatori del torneo e la onora sconfiggendo all'esordio il connazionale Johnson dopo due tiebreak. Al secondo turno Ivanshka si rivela un ostacolo insormontabile, ma il classe 1996 di Atlanta può guardare con fiducia alla seconda parte di stagione e, chissà, magari anche al prosieguo della sua carriera.

Michela Curcio

[14.7.2020 - 17:34]



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