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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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ATP Atlanta

Gli amarcord americani dal 2015
Isner dominatore nell'albo d'oro


BB&T Atlanta Open. Oppure U.S. Men's Hard Court Championships. Anche se, in realtà, lo U.S. Men's Hard Court Championships adesso si gioca a Houston, sulla terra rossa. A cosa si deve così tanta confusione nella denominazione dell'ATP 250 di Atlanta? La storia di questo torneo è travagliata: nato nel 1988 a Indianapolis, si gioca ufficialmente in Georgia dal 2010, dopo anni di beghe nella vendita delle licenze, cambi di superficie e differenti collocazioni nel calendario. Da allora, ha quasi sempre avuto un vincitore annunciato: John Isner, campione nel triennio 2013-2015 prima e nel biennio 2017-2018 poi.

La ventiseiesima tappa del viaggio di Inchiostro tra gli amarcord dei tornei di tennis cancellati per Covid-19 ci porta dunque negli Stati Uniti, ad Atlanta.

ATP 250 Atlanta - 2015

La finale: John Isner b. Marcos Baghdatis 6-3, 6-3

Tripletta centrata per Isner - senza neanche soffrire in finale contro l'ex finalista Slam Baghdatis. In tabellone da top seed, l'americano, dopo aver subito qualche break di troppo e aver sprecato tre match point all'esordio contro Stepanek, si spinge fino al terzo set soltanto in semifinale contro l'outsider Kudla. Il cipriota, invece, dopo aver rifilato un bagel al secondo parziale nel match di esordio contro il qualificato Krajicek, perde un set sia nel secondo turno contro Groth che in semifinale contro Muller. All'atto conclusivo del torneo statunitense, Isner domina fin da subito a suon di passanti e contropiedi di dritto, sfruttando le amnesie a rete di un Baghdatis che concede il primo break al suo avversario con un sanguinoso doppio. Al cipriota resta la soddisfazione di aver lobbato Long John sul 4-6, 40-30. Lo statunitense, però, vincerà il titolo senza aver concesso palle break in finale e senza più perdere un punto al servizio dopo il break anche nel secondo set.

Le curiosità:

1) Kudla, dalle qualificazioni alla semifinale

Dalle qualificazioni alla semifinale: prima che l'exploit gli riesca ad Halle nel 2018, Kudla sorprende ad Atlanta nel 2015. L'americano supera all'esordio il connazionale Harrison rimontandogli un set, poi sconfigge Sock, annullandogli un set point nel tiebreak del primo parziale e rifila un bagel a Sela nel secondo set nel match di quarti di finale. A fermarlo, soltanto il futuro vincitore Isner, contro il quale, comunque, Kudla inizialmente va anche in vantaggio 6-4.

2) Gli ultimi tornei di Fish

Ad Atlanta ha vinto nel biennio 2010-2011. Quattro anni dopo, però, Fish, ex numero 1 di America, si iscrive al torneo senza grandi aspettative: lo swing americano sarà l'ultima parentesi della sua carriera. La forma fisica, però, non è delle migliori e l'americano viene sconfitto all'esordio da Sela con un doppio 6-4. Gli andrà un po' meglio nel Master 1000 di Cincinnati e agli US Open.

ATP 250 Atlanta - 2016

La finale: Nick Kyrgios b. John Isner 7-6, 7-6

Soltanto il talento assoluto di Kyrgios nega a Isner un poker ad Atlanta che non avrebbe avuto precedenti nell'albo d'oro. Come gli era già successo dodici mesi prima, Long John - di nuovo numero 1 del seeding e in forma smagliante dopo il bagel rifilato nel secondo parziale a Mannarino all'esordio - perde un unico set prima della finale: contro il connazionale Opelka in semifinale, tra l'altro sprecando anche un set point nel primo parziale e chiudendo il match senza dover mai annullare palle break. Dall'altra parte del tabellone, l'australiano, testa di serie numero 2, si spinge fino al terzo set sia contro Verdasco nei quarti di finale che contro Nishioka in semifinale. La finale si gioca principalmente su due binari: dritti fulminanti e servizi che viaggiano a oltre 200 km/h. Kyrgios parte più contratto, ma, a fine partita, le statistiche diranno quattro palle break su quattro annullate per l'australiano e due su due per Isner. Con questo canovaccio è inevitabile che il titolo si assegni grazie a due tiebreak - versione nel tennis della roulette russa. Peccato che lo statunitense chiuda il match con un infelice doppio fallo.

Le curiosità:

1) I derby a stelle e strisce nella parte alta del tabellone

La wild card Smith contro Fritz, la wild card Eubanks contro Opelka (in main draw dopo le qualificazioni) e Krajicek (anche lui proveniente dalle qualificazioni) contro Young al primo turno. Poi Fratangelo contro Fritz e Smyczek contro Young al secondo turno, Isner contro Fritz e Opelka contro Young nei quarti di finale e Isner contro Opelka in semifinale. Ad Atlanta è pioggia di derby a stelle e strisce. Ma c'è una curiosità: sono tutti concentrati nella parte alta del tabellone

2) Kamke, Donaldson, Benneteau: storie di outsider

Uno è un lucky loser, l'altro è una wild card, l'ultimo è in tabellone con il protected ranking: nel 2016 ad Atlanta tengono banco le storie di Kamke, Donaldson e Benneteau. Il tedesco supera all'esordio in due tiebreak Stakhovsky, prima di racimolare cinque giochi contro Zeballos. L'americano sconfigge Groth prima di arrendersi a un altro australiano, il futuro campione Kyrgios. Il francese elimina Smith, ma poi non ha armi contro Verdasco. Sono outsider che ci provano.

ATP 250 Atlanta - 2017

La finale: John Isner b. Ryan Harrison 7-6, 7-6

Isner-Harrison: ad Atlanta nel 2017 va in scena il primo atto di una finale che il pubblico americano sarà destinato a rivedere - con lo stesso risultato - dodici mesi dopo. Long John, desideroso di cancellare la sconfitta di dodici mesi prima, non perde un set nell'ordine contro Pospisil, Lacko e Muller. Dall'altra parte del tabellone, l'altro statunitense pronto a giocarsi il titolo rimonta un parziale e annulla un match point nel secondo set all'esordio a Millman, poi lascia tre giochi a un fallosissimo Eubanks nei quarti di finale - la wild card di casa chiuderà la partita con 10 doppi falli - e recupera un parziale di svantaggio a Edmund in semifinale. All'atto conclusivo del torneo di Atlanta, questa volta i tiebreak sorridono a Isner. Nel primo set non c'è traccia di palle break ma Long John rischia la beffa quando deve annullare un set point al suo avversario. Nel secondo parziale il canovaccio del match cambia di poco: i due si scambiano un break a inizio set, poi Harrison recrimina per un altro set point non sfruttato nel tiebreak. Un'occasione mancata per lui.

Le curiosità:

1) Sock-Edmund, il quarto di finale da tenere d'occhio

Tra tutti i quarti di finale in programma ad Atlanta, ce n'è uno che salta all'occhio più di tutti: quello che si gioca tra Sock ed Edmund è l'unico tra due teste di serie. L'americano è il top seed, mentre il britannico è il numero 5 del torneo. La partita, però, non decolla mai. Dopo essere riuscito a conquistare il primo break del match, Sock si squaglia e perde quattro dei suoi cinque punti al servizio. Una resa inaspettata.

2) La sfortunata esperienza ad Atlanta di Fabbiano

Nel 2017 Fabbiano tenta una inusuale avventura negli Stati Uniti, ad Atlanta, ma l'aria americana non gli porta bene. All'esordio si trova davanti lo slovacco Lacko che gli concede soltanto tre giochi e contro il quale riesce a costruirsi due uniche palle break: sul 6-1, 5-2. Forse il pugliese ha pagato la transizione accelerata verso il cemento.

ATP 250 Atlanta - 2018

La finale: John Isner b. Ryan Harrison 5-7, 6-3, 6-4

Quinto titolo portato a casa, doppietta consecutiva realizzata, ma per Isner non è facile piegare Harrison. Long John, nuovamente top seed ad Atlanta, parte bene e lascia cinque giochi a De Minaur all'esordio. Poi, però, impiega tre set sia per battere Mischa Zverev nei quarti di finale che Ebden in semifinale, con l'australiano bravo ad annullargli un match point già nel secondo parziale. Dall'altro lato del tabellone l'altro statunitense deve rimontare un set in tutti e quattro i match giocati prima della finale, nell'ordine contro Duckworth, in tabellone con il protected ranking, Lacko, Chung e Norrie. All'atto conclusivo del torneo di Atlanta, inizialmente sembra che Harrison abbia imparato dai suoi errori di poco cinismo commessi nel 2017. Lo statunitense, infatti, sfrutta la prima palla break a sua disposizione e si prende il primo set 7-5. Poi, però, quando ha la possibilità di mettere un'ipoteca sulla finale, con tre palle break sull'1-1 e un'altra sul 2-2, qualcosa si inceppa. Isner, più avvezzo a questi palcoscenici, fiuta l'occasione e non gli concede più chance, capitalizzando, al contrario, quelle sulla sua racchetta.

Le curiosità:

1) I passi falsi di Chardy e Tiafoe

Quali saranno le prime teste di serie a lasciare Atlanta? Nel 2018, Chardy e Tiafoe vincono l'infelice premio. Sia il francese che l'americano se la cavano all'esordio contro Berankis e Copil. Poi, però, inciampano rispettivamente contro il britannico Norrie, bravo a rimontare un set di svantaggio, e contro l'ex finalista Slam Baghdatis. La loro esperienza americana è deludente.

2) L'ascesa di Norrie

L'esordio brillante contro Jaziri - con il tunisino che nel secondo set subisce un bagel - la rimonta su Chardy al secondo turno e il colpo di fortuna del ritiro di Kyrgios: ad Atlanta Norrie conquista una semifinale che quasi nessuno aveva pronosticato. Contro Harrison al britannico quasi riesce il colpo grosso: va in vantaggio 6-2 e ha tre palle break nel sesto gioco del secondo parziale. Poi, però, a un passo dal traguardo, non riesce a mantenere la lucidità e le energie.

ATP 250 Atlanta - 2019

La finale: Alex De Minaur b. Taylor Fritz 6-3, 7-6

In una finale tra due dei Next Gen più sottovalutati del panorama tennistico, a prevalere è De Minaur che nega a Fritz la gioia del secondo titolo in stagione. L'australiano soffre soltanto in semifinale contro Opelka, in un match lungo due ore e mezza e tre set, durante il quale, però, non deve mai annullare palle break. Percorso identico per lo statunitense, spinto al terzo parziale soltanto da Norrie, sempre in semifinale. All'atto conclusivo del torneo di Atlanta, De Minaur è perfetto: non concede neanche una palla break a Fritz e non rischia niente neanche nel tiebreak del secondo set, che si chiude per sette punti a due. L'americano, invece, non riesce a sfondare il muro del suo avversario nonostante i 33 punti su 38 vinti con la prima di servizio. Il 23% di punti portati a casa in risposta è una percentuale bassa per chi ambisce al titolo.

Le curiosità:

1) Il flop di Isner

Per la prima volta dal 2012 Isner non arriva almeno in finale ad Atlanta. A compiere l'impresa è il connazionale Opelka, dal gioco simile al suo e che la spunta al secondo turno dopo due ore e mezza, 64 ace complessivi e tre tiebreak. Il rimpianto di Long John? Le tre palle break non sfruttate nell'undicesimo game del terzo parziale. Ne avesse convertita una, avrebbe servito per il match.

2) Le wild card sprecate

Gromley, Sock e Dimitrov: queste le tre wild card assegnate dagli organizzatori del torneo di Atlanta. Ma se per lo statunitense classe 1999 l'impegno Humbert è proibitivo, sia l'ex vincitore del Master 1000 di Parigi Bercy che l'ex trionfatore alle ATP Finals (entrambi nel 2017) sprecano l'occasione, perdendo in due set rispettivamente contro Kecmanovic, che annulla due set point al suo avversario nel tiebreak del primo parziale, e contro il qualificato King, bravo a recuperare tutti i break di svantaggio. Un disastro.

Michela Curcio

[28.7.2020 - 16:39]



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