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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

ATP Washington

Gli amarcord a stelle e strisce dal 2015
Sascha Zverev re d'America


Swing americano: seconda puntata. Con l'ATP 500 di Washington il tennis ritorna in pieno negli Stati Uniti, in una solenne marcia di avvicinamento agli US Open, ultimo Slam dell'anno. Negli anni D.C. ha visto trionfare big del calibro di Jimmy Connors (nel 1976, nel 1978 e nel 1988), Ivan Lendl (nel 1982 e nel 1987), Andre Agassi (nel biennio 1990-1991, nel 1995 e nel biennio 1998-1999), Andy Roddick (nel 2001, nel 2005 e nel 2007), Lleyton Hewitt (nel 2004) e in tempi recenti Juan Martin Del Potro (nel biennio 2008-2009 e nel 2013) e Alexander Zverev (nel biennio 2017-2018).

Fino all'ultimo i vertici ATP e la Federazione Tennis America hanno provato a "salvare" il Citi Open, tanto da averlo inizialmente inserito in calendario nella settimana dal 17 al 23 agosto. Tuttavia, a causa della seconda ondata di Covid-19, nel 2020 la cancellazione del torneo è stata inevitabile. Per questo motivo la ventisettesima tappa del viaggio di Inchiostro ci porta a Washington.

ATP 500 Washington - 2015

La finale: Kei Nishikori b. John Isner 4-6, 6-4, 6-4

Neanche gli Stati Uniti portano fortuna a un Isner che cerca ancora il primo successo in un torneo di caratura superiore a un ATP 250. Per Nishikori, invece, gli ATP 500 sono terreno di conquista. Il giapponese, in tabellone da testa di serie numero 2, rimonta un set all'esordio a Duckworth, con l'australiano che aveva vinto un tiebreak da 18 punti, e soffre anche in semifinale contro Cilic, nel remake, a senso inverso, della finale degli US Open 2014. Per lo statunitense, invece, le complicanze arrivano dai quarti di finale, nei tre set impiegati per piegare Berankis prima e Johnson poi, con tanto di tre match point annullati al connazionale. All'atto conclusivo del torneo di Washington si scontrano due stili di gioco agli antipodi. Dopo un primo parziale portato a casa da Long John con una fulminante risposta di dritto e un secondo in cui Nishikori è cinico a piazzare l'allungo in apertura, è il terzo set a indirizzare la finale. Nello specifico, è una singola palla break: quella nel terzo gioco. Al resto ci pensa la percentuale monstre del giapponese con la prima di servizio: 42 punti vinti su 46.

Le curiosità:

1) La delusione Murray

In tabellone da top seed e dopo una prima parte di stagione che lo ha visto arrivare in finale agli Australian Open e vincere nel Master 1000 di Madrid e nell'ATP 500 del Queen', Murray è l'indiscusso favorito a Washington. Lo scozzese, però, inciampa a sorpresa all'esordio contro Gabashvili, non riuscendo a servire per il match sul 5-4 nel terzo set. Nishikori ringrazia.

2) Prove di feeling tra Zverev e l'America

Prima che Sascha Zverev scriva il suo nome nell'albo d'oro di Washington nel biennio 2017-2018, il Next Gen di Amburgo brilla negli Stati Uniti già a diciassette anni. Il tedesco mette in fila il qualificato Nishioka, la testa di serie numero 5 Anderson e Dolgopolov - entrambi sconfitti in rimonta - prima di arrendersi al campione uscente degli US Open, Cilic. La strada è tracciata.

ATP 500 Washington - 2016

La finale: Gael Monfils b. Ivo Karlovic 5-7, 7-6, 6-4

Cinque titoli su ventiquattro finali giocate: a Washington le statistiche non sorridono a Monfils. La maledizione, però, si interrompe contro Karlovic, maestro negli ATP 250, ma non così a suo agio nei tornei di caratura superiore. Il transalpino, in tabellone da testa di serie numero 2, soffre soltanto nei quarti di finale contro Querrey. Prima e dopo, le nette vittorie in due parziali contro i Next Gen Coric e Zverev. Il croato si comporta anche meglio: nei quattro match contro Baker, Tomic, Sock e Johnson non perde neanche un parziale. All'atto conclusivo del torneo statunitense, Monfils parte contratto: complice un sanguinoso doppio fallo, subisce il break nell'undicesimo game del primo set; poi non sfrutta tre palle del controbreak per provare a giocarsi il tiebreak. Sul 4-4 del secondo parziale il tracollo sembra inevitabile: prima il francese si lascia strappare il servizio da Karlovic che, però, non sfrutta l'occasione; poi, nel successivo tiebreak, si trova a un punto dalla sconfitta. A un passo dal baratro, però, Monfils trova il guizzo del campione: annulla il match point e, complice un calo del suo avversario, si prende il break - difeso fino alla fine - nel terzo game del terzo set. Missione compiuta.

Le curiosità:

1) Il flop Tomic

In tabellone da testa di serie numero 3, Tomic è l'unico tra i primi otto del seeding a non centrare i quarti di finale. L'australiano se la cava all'esordio contro Young, al quale annulla un set point nel primo parziale, ma, di fronte all'ostacolo Karlovic, non si crea neanche una palla break. Ci si aspettava di meglio da lui.

2) Troicki, Dimitrov, Anderson: storie di delusioni

Ryan Harrison, Dan Evans e Malek Jaziri: cosa hanno in comune questi outsider? Tutti e tre hanno eliminato una testa di serie al secondo turno, rispettivamente Troicki, Dimitrov e Anderson. Il serbo e il bulgaro lasciano Washington senza neanche vincere un set, mentre il sudafricano recrimina per il parziale di vantaggio sprecato. Tre occasioni perse.

ATP 500 Washington - 2017

La finale: Alexander Zverev b. Kevin Anderson 6-4, 6-4

Nessuno svegli Sascha Zverev dal suo 2017 da favola. Dopo la vittoria nel Master 1000 di Roma, infatti, per lui arriva il primo trionfo in un ATP 500, a Washington, sconfiggendo quell'Anderson lanciato verso la finale degli US Open. Il tedesco perde l'unico set del suo torneo all'esordio contro Thompson, mentre il sudafricano prima spreca un match point nel secondo parziale e ne annulla uno nel terzo nel match di terzo turno contro il top seed Thiem, poi soffre anche nei quarti di finale contro Bhambri. All'atto conclusivo del torneo statunitense, il Next Gen di Amburgo stupisce per la sua intelligente visione di gioco e per la solidità al servizio - non concede neanche una palla break. Il tutto contro un avversario stabilmente in top ten. Numeri da campione già navigato.

Le curiosità:

1) Lo scivolone di Monfils

A Washington per difendere il titolo più importante della sua carriera, Monfils dimostra di non aver risolto i suoi problemi con il cinismo. All'esordio contro Bhambri il transalpino non dà mai l'impressione di poter vincere e, anzi, ha l'unico merito di spingersi fino al terzo set recuperando un break di svantaggio nel secondo parziale. Sogno bis già sfumato.

2) Thiem-Anderson e Del Potro-Nishikori: match di lusso

Thiem-Anderson e Del Potro-Nishikori sono match che non meriterebbero di giocarsi al terzo turno, ma il sistema a sedici teste di serie del torneo di Washington non risparmia nessuno. A prevalere sono rispettivamente il sudafricano, freddo a non perdere la bussola soprattutto nel terzo set, e il giapponese, che annulla a "DelPo" tre set point nel secondo parziale. A vincere, però, è soprattutto lo spettacolo.

ATP 500 Washington - 2018

La finale: Alexander Zverev b. Alex De Minaur 6-2, 6-4

Dodici mesi dopo, il tedesco più atteso negli Stati Uniti riesce a migliorarsi. Avversario diverso, stessa vittoria in due set, risultato ancora più netto. In tabellone da top seed, Sascha Zverev è protagonista di un match da libro cuore nel terzo turno contro il fratello Mischa, poi nei quarti di finale soffre contro l'ex campione nel 2015 Nishikori e in semifinale prevale nell'atto primo della sua rivalità con Tsitsipas. Il suo avversario per il titolo, il Next Gen De Minaur, invece, pur non essendo testa di serie, supera in rimonta Pospisil nel primo turno, poi ha bisogno di tre set anche per piegare Chung nel terzo turno e, addirittura, annulla quattro match point nel tiebreak del secondo parziale a Rublev in semifinale. Nel mezzo, il walkover di Murray nei quarti di finale. All'atto conclusivo del torneo di Washington, il Next Gen di Amburgo sale subito 4-0 nel primo set, mentre nel secondo parziale non sfrutta cinque palle break - di cui due match point - sul 4-2 prima e sul 5-3 poi. E, come nel 2017, vince la finale senza mai concedere palle break.

Le curiosità:

1) Le lacrime di Murray

Ore 3:00 della notte (o del mattino): Andy Murray - che rientra in campo da numero 832 del ranking dopo la sfortunata parentesi al Queen's - vince al terzo set una battaglia contro Copil durata tre ore e durante la quale lo scozzese ha salvato cinque palle break su sei e ha resistito a 20 ace. Al termine della partita si lascia andare a un pianto liberatorio per tutti gli sforzi profusi e per quell'anca che lo ha costretto a fermarsi contro la sua volontà. Le emozioni lo travolgeranno talmente tanto che neanche scenderà in campo per giocare i quarti di finale contro De Minaur.

2) Tsitsipas in rampa di lancio

Mentre Sascha Zverev pensa di essere l'indiscusso re dei Next Gen, c'è un ragazzo terribile che va a caccia della sua corona. Tsitsipas, già testa di serie 10 del seeding, sconfigge in rimonta Donaldson, annullandogli due match point, e supera sia Duckworth che Goffin con il punteggio di 6-3, 6-4. Per il greco, il coetaneo tedesco è ancora troppo forte al servizio, ma la rivincita è già nell'aria: appuntamento a Toronto, dove la loro rivalità si accenderà definitivamente.

ATP 500 Washington - 2019

La finale: Nick Kyrgios b. Daniil Medvedev 7-6, 7-6

Nel torneo in cui Medvedev dà i primi segnali di strapotere sul cemento, soltanto il puro talento di Kyrgios può impedirgli di sollevare al cielo il trofeo di Washington. L'australiano, da non testa di serie, annulla due set point nel secondo set del match di secondo turno contro Simon. Poi è protagonista di una semifinale epica con il suo compagno di doppio Tsitsipas, con il greco che è l'unico a strappargli un parziale e che non sfrutta un match point nel tiebreak decisivo. Dall'altra parte del tabellone, il russo non perde neanche un set nell'ordine contro Fratangelo, Tiafoe, Cilic e Gojowczyk. In finale c'è una grande assente: la palla break. Non stupisce, perciò, che il match si decida in due tiebreak e due punti decisivi: il set point annullato da Kyrgios a Medvedev nel primo set e il punto del 5-3 a dare il mini-break decisivo all'australiano nel secondo parziale.

Le curiosità:

1) La delusione Khachanov e il ritorno di Tsonga

Per qualità degli sfidanti Tsonga-Khachanov non è un match da secondo turno. Sia il transalpino che il russo si danno battaglia per due ore esatte, con l'ex finalista degli Australian Open che parte meglio vincendo il primo set 6-4 e procurandosi sette palle break tra il secondo e il quarto game del secondo parziale e con il campione in carica di Parigi Bercy che, cinicamente, rientra in partita. Nel terzo set, però, Tsonga è bravo a sfruttare il primo match point. E a deludere è proprio Khachanov, che era entrato in tabellone da numero 2 del seeding.

2) Gombos e Gojowczyk, lucky loser fortunati

Non capita spesso che un lucky loser sia così fortunato da arrivare nei quarti di finale in ATP 500, figuriamoci due. Gombos, direttamente al secondo turno per il ritiro di Anderson dal main draw, supera Mannarino annullandogli due set point nel tiebreak del secondo set e rimonta un parziale a Kecmanovic, prima di essere sconfitto da Kyrgios. Meglio fa Gojowczyk, giustiziere di Rublev, De Minaur, Raonic ed Edmund, prima di arrendersi con un doppio 6-2 all'inarrestabile Medvedev.

Michela Curcio

[4.8.2020 - 16:41]



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