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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Canada/1

Gli amarcord della Roger's Cup dal 2015
Murray e Djokovic si scambiano la corona


Oh Canada, oh Canada! La Roger's Cup, sesto Master 1000 del calendario e primo a giocarsi di nuovo sul cemento dopo le stagioni sulla terra rossa e sull'erba, non ha una sede fissa. Negli anni pari i big dell'ATP viaggiano verso Toronto, in quelli dispari si giocano la coppa a Montreal. Una decisione che ha impatto anche sul corrispettivo Premier 5 WTA che, chiaramente, segue l'alternanza opposta. La manifestazione è tra le più longeve della storia: infatti è nata subito dopo Wimbledon e gli US Open. Nell'albo d'oro c'è un re indiscusso: Ivan Lendl che è stato in finale in Canada nove volte tra il 1980 e il 1992, vincendo nel biennio 1980-1981, nel 1983 e nel triennio 1987-1989. Dal 2004, invece, almeno uno dei Fab 4 è sempre arrivato in finale - alzando quasi sempre al cielo il titolo. Uniche eccezioni, le vittorie di Jo Wilfried Tsonga nel 2014 e di Alexander Zverev nel 2017, entrambe arrivate contro Roger Federer.

La ventottesima - e ultima - tappa del viaggio di Inchiostro tra gli amarcord dei tornei di tennis cancellati per Covid-19 ci porta dunque in Canada.

Montreal 2015

La finale: Andy Murray b. Novak Djokovic 6-4, 4-6, 6-3

L'undicesima vittoria in un Master 1000, nell'epoca d'oro dei Fab 3, per legittimare il suo status di Ringo Starr del tennis degli anni Dieci. Andy Murray si riprende alla grande dal flop nell'ATP 500 di Washington e strappa un titolo al Djokovic più cannibale di sempre. Lo scozzese non perde neanche un set prima della finale, superando avversari di assoluto livello, nell'ordine Robredo, Muller, il campione uscente Tsonga e Nishikori, con il giapponese che subisce anche un bagel nel secondo set. Il cammino del serbo, comunque, non è molto più accidentato: l'unico a creargli veri problemi è Gulbis nei quarti di finale, con il lettone che spreca due match point nel tiebreak del secondo parziale, di cui uno sul servizio. All'atto conclusivo del torneo canadese, gli scambi prolungati sono il marchio di fabbrica di entrambi. I primi due set seguono un andamento speculare: il primo a prendersi il break vince il parziale, nonostante il controbreak. Nel terzo e decisivo set, Djokovic è il primo a procurarsi una palla break con un lob meraviglioso, ma è Murray che sale 3-1. Poi, dal quinto game è pioggia di occasioni. Lo scozzese annulla sei palle che riaprirebbero la finale, mentre tre giochi dopo è il serbo a dover salvare tre match point per evitare che il risultato sia eccessivamente rotondo. Il 6-4 finale nasconde un ultimo brivido: le due palle del controbreak neutralizzate da Sir Andy a un passo dal traguardo.

La storia di copertina: Mai sottovalutare Ernst Gulbis

Libero dall'ansia di dover difendere i 720 punti conquistati con la semifinale al Roland Garros dodici mesi prima, Gulbis può tornare a giocare come preferisce: da mina vagante. Il lettone, che addirittura si è guadagnato l'accesso nel main draw di Montreal superando le qualificazioni, dà spettacolo fin dall'esordio, quando rimonta un set e annulla due match point nel tiebreak del secondo parziale a Thiem. Poi si spinge fino al terzo set anche contro Rosol, mentre il doppio 6-4 con cui ha la meglio su Young gli evita un match-up contro Berdych. A fermarlo nei quarti di finale è il futuro finalista Djokovic, proprio colui che lo aveva sconfitto nello Slam parigino nel 2014. Ma i rimpianti per i due match point non sfruttati non si dimenticano facilmente.

La delusione: 2T - Donald Young b. Tomas Berdych 7-6, 6-3

In tabellone da testa di serie numero 5 e chiamato a dimostrare, ancora una volta, di potersela giocare con il trio Djokovic-Murray-Nadal, Berdych viene sorpreso all'esordio dal qualificato Young, sprecando soprattutto l'occasione di servire per il primo set. Nel secondo parziale, comunque, il ceco non ha rimpianti: non si procura mai una palla break a favore, mentre lo statunitense perde appena sei punti al servizio. In questo stato di forma, per Berdych incontrare eventualmente Gulbis al terzo turno sarebbe stata una pessima notizia.

I match che val la pena rivedere:

QF - Jeremy Chardy b. John Isner 6-7, 7-6, 7-6. Tre ore e dodici minuti, un tiebreak nel primo set da 20 punti e uno nel secondo parziale da 28. E ancora, i 32 ace di Isner e i 6 doppi falli di Chardy, nonché le 10 palle break su 12 salvate in totale da entrambi. Nel match tra l'americano, testa di serie numero 16 del seeding, e il transalpino, ai quarti di finale nel ruolo di outsider, i colpi di scena si susseguono. Chiaramente, è pioggia di occasioni perse: soprattutto i sette match point sprecati da Long John, cinque nel secondo set e altri due nel terzo.

QF - Kei Nishikori b. Rafa Nadal 6-2, 6-4. Vuoi che il 2015 è l'anno peggiore di Nadal in carriera, vuoi che Nishikori ancora risente dell'onda lunga post-finale agli US Open quasi dodici mesi prima, ma mai il maiorchino perde così nettamente contro il giapponese. Non solo: mai il maiorchino aveva perso prima d'ora contro il giapponese. I dati del dominio: zero palle break salvate su quattro e solo nove punti su ventiquattro con la seconda di servizio per Rafa. Per non parlare dei sei doppi falli, troppi per lui.

Toronto 2016

La finale: Novak Djokovic b. Kei Nishikori 6-3, 7-5

La vittoria a Toronto contro l'eterno secondo Nishikori per scacciare i fantasmi della sconfitta nel terzo turno di Wimbledon contro Querrey. Eppure, il fiato di Andy Murray si fa sempre più pesante alle spalle della leadership di Djokovic. In Canada, complice l'assenza dello scozzese che preferisce riposarsi prima di tentare il bis olimpico a Rio de Janeiro, il serbo non perde neanche un set prima della finale nell'ordine contro Muller, Stepanek, Berdych, unico a non sfruttare set point nel tiebreak del primo parziale, e Monfils. Il giapponese fa leggermente peggio: si spinge fino al terzo set soltanto nel match di quarti di finale contro Dimitrov. Poi in semifinale annulla quattro set point a Wawrinka nel primo parziale, prima che lo svizzero finisca le energie nel secondo set. In finale Nishikori prova a giocare "da Djokovic", ma, pur vincendo qualche game in più rispetto alla sconfitta nel Master 1000 di Miami, non è all'altezza. Il giapponese si fa notare soltanto per un passante di dritto giocato per prendersi il controbreak nel secondo parziale, ma è un lampo che non gli permette di insidiare veramente Nole, lanciato verso la sua quarta Roger's Cup.

La storia di copertina: L'ultimo anno di Stepanek

Cinque titoli nel circuito maggiore, ma tante soddisfazioni in carriera. Per esempio le finali nei Master Series di Parigi Bercy (nel 2004) e di Amburgo (nel 2006) e la vittoria nei quarti di finale a Roma nel 2008 contro Federer. Nel 2016 a Toronto Stepanek si concede una passerella di lusso. Pur se proveniente dalle qualificazioni, il ceco elimina all'esordio la testa di serie numero 14 Paire lasciandogli quattro giochi. Poi supera in due set anche la wild card di casa Polansky, prima di arrendersi al futuro campione Djokovic. Quel Djokovic di cui, a novembre 2017, diventerà allenatore. Sliding doors.

La delusione: 2T - Ryan Harrison b. John Isner 7-6, 6-7, 6-4

Sensazioni positive cercasi: Isner già non ne aveva trovate all'esordio contro Sela, con l'israeliano capace di portarsi avanti di un parziale. Scricchiolii ufficialmente palesi quando Long John, in tabellone da testa di serie numero 9 del seeding, si arrende già al secondo turno contro il connazionale Harrison che avrebbe potuto chiudere la partita già nel decimo gioco del secondo set, se non fosse stato per i tre match point non sfruttati. I due si ri-incontreranno soprattutto nelle due finali nell'ATP 250 di Atlanta sia nel 2017 e nel 2018: in entrambi i casi l'esito del match sarà diverso. Resta comunque la figuraccia in Canada.

I match che val la pena rivedere:

QF - Kei Nishikori b. Grigor Dimitrov 6-3, 3-6, 6-2. Concretezza sconfigge genialità: quello tra Nishikori e Dimitrov è un quarto di finale tra stili opposti. A prevalere è il giapponese che sfrutta meglio le opportunità a disposizione sia nel primo che nel terzo set. Nel mezzo, un parziale di blackout, durante il quale il bulgaro comunque prova a rientrare in partita. Match consigliato per chi ama i contrasti tattici.

1T - Denis Shapovalov b. Nick Kyrgios 7-6, 3-6, 6-3. Prima che Shapovalov mostrasse tutto il suo talento a Montreal dodici mesi dopo, c'è un quindicenne Denis che, alla sua seconda partita in un torneo ATP, porta a casa la sua prima vittoria contro un top 20, la testa di serie numero 16 del Master 1000 canadese, Kyrgios. Vittoria che arriva grazie ai suoi marchi di fabbrica: servizio oltre i 200 km/h ed esplosivo rovescio a una mano. I big sono avvisati.

Michela Curcio

[4.8.2020 - 16:52]



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