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A Calata San Marco

Dopo 33 anni una targa
in ricordo delle vittime


Quella di Calata San Marco a Napoli una strage internazionale. Una strage dimenticata, fino ad oggi che le istituzioni hanno deciso di porre una targa in ricordo delle vittime, anche su spinta del prefetto Valentini. L'anniversario celebrato dopo 33 anni questa mattina, alla presenza del console generale degli Stati Uniti Mary Ruth Avery e delle istituzioni.

Erano le 19:49 del 14 aprile 1988, una Ford Fiesta parcheggiata in via Calata San Marco, davanti al circolo statunitense USO, imbottita con 40 chili di dinamite, viene fatta saltare in aria. Cinque persone vengono travolte e uccise dalla pioggia di bulloni e dadi di ferro che erano stati sistemati nell'auto per rendere l'ordigno pi letale.

Calata San Marco una piccola via, stretta, che congiunge due grossi stradoni nel cuore di Napoli, a poche centinaia di metri dal porto. una zona affollata, con il traffico tipico di ogni centro metropolitano.

Nel circolo americano USO si sta preparando il ricevimento in onore del comandante del cacciatorpediniere americano "Paul" che ormeggiato l vicino, al Molo Angioino.

Quando l'auto bomba esplode il boato copre il rumore del traffico e interrompe per un secondo l'isteria del ritmo cittadino. In quell'attimo trovano la morte Angela Dos Santos, sottufficiale della Marina USA, Antonio Gaezza, un venditore ambulante di 62 anni, Maurizio Perrone, un giovane di 21 anni, Guido Scocozza di 24 anni e Assunta Capuano di 31. Cinque vittime innocenti, cinque persone inconsapevoli di essere diventate parte di un conflitto.

L'unico colpevole identificato Junzo Okudaira, militante del gruppo terroristico anticapitalistico e antiamericano, Armata Rossa Giapponese. Okudaria stato condannato in contumacia all'ergastolo negli USA nel 1993 e da allora latitante.

Le indagini fatte da Polizia e FBI nei giorni immediatamente successivi all'esplosione condussero quasi subito all'identificazione del terrorista giapponese e alla ricostruzione dei suoi movimenti in citt. Sul contratto di noleggio della Ford Fiesta fatta esplodere fu ritrovata un'impronta di Okudaria. Non fu difficile per gli inquirenti ripercorrere i suoi spostamenti. L'uomo aveva preso una stanza in un albergo di Piazza Garibaldi e si accompagnava a una donna affascinante, che fu riconosciuta, grazie alle descrizioni dei testimoni, come Fusako Shinenobu, fondatrice e leader dell'Armata Rossa Giapponese e cognata di Okudaria.

La donna fu processata ma assolta per mancanza di prove. Okudaria riusc invece a fuggire e fece perdere le sue tracce. Da allora nessuna polizia del mondo riuscita a trovarlo.

Per un attentato di queste dimensioni, secondo gli inquirenti, c'era bisogno di un'organizzazione strutturale, capillare, con connessioni e rapporti con gli ambienti criminali e terroristici locali. Non potevano organizzarlo e metterlo in atto due sole persone.

Resta dunque ancora il mistero sui basisti, sulle strutture locali e internazionali che hanno coordinato, fornito appoggio, documenti e vie di fuga ai terroristi nipponici. Un mistero che il Procuratore Melillo ha deciso di dipanare riaprendo le indagini.

Claudio Mazzone

[14.4.2021 - 17:20]



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