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Storie

Viaggio con la 'realtà virtuale'
Il racconto di Paola


La realtà virtuale ha aiutato tante persone a sentire meno il peso della solitudine in questo ultimo anno. Distaccarsi e simulare una diversa presenza che sembri reale. E' questa la realtà virtuale. È necessario indossare un visore vr o occhiali vr muniti di un portaschermo e avere un telefonino con le giuste applicazioni, molte gratuite, e il viaggio è garantito. Con uno schermo buono le immagini appaiono nitide, con colori vibranti e con riflessi ridotti al minimo. Mancano i rapporti umani, i sorrisi, le carezze, gli abbracci, i baci. Manca vivere sentimenti felici, speranzosi, di musica, di concerti, di teatro, di cinema, di cultura, di sport, di sudore, di rivincita, di amore, di vita.

La signora Paola, 74 anni, pensionata, vive in campagna e si sente privilegiata perché ha la possibilità di passare più tempo rispetto ad altri all'aria aperta, al sole, con il vento, ma da sola. Troppo sola. Sente il peso della solitudine e dell'abbandono. Scopre quegli occhiali perché, parlando al telefono con il figlio, le suggerisce di usarli per vedere gente. La signora sceglie un viaggio adatto a lei, in una città che ha già visitato molte volte perchè le dà sicurezza. Sceglie anche il periodo: il carnevale per vedere luci, colori, e persone.

In pochi secondi si ritrova a Venezia. Le sembra di essere proprio là sulla gondola, circondata da maschere sbrilluccicanti. Il sole brilla nel cielo e le maschere la guardano e le porgono il saluto. Sono maschere di broccato e di pietre preziose e luccicano; vestite di un rosso acceso e lustrini colorati che quasi la accecano. Si gira e il gondoliere le sorride. Si sente investita da un calore umano che non provava da tantissimo tempo. Si sente una principessa in una fiaba, piena di attenzioni. Sotto di lei c'è il canal Grande; l'acqua luccica come quei lustrini. Tutto è in sintonia e sente pace e tranquillità. E' emozionata e il cuore le batte forte. Arriva sotto il ponte dei sospiri, un ponte che ha fatto la storia e le vengono in mente i carcerati che lo passavano sospirando per andare al patibolo. E' in quel momento che decide di ritornare alla realtà. Inizia a pensare a tutte le persone che soffrono, a quanto avrebbero bisogno di pensare ad altro. E vorrebbe suggerire ai pazienti malati e alle loro famiglie di usare la realtà virtuale per alleviare un po' quello strazio.

Letizia Bambagini

[3.5.2021 - 17:44]



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