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La mostra

I Musei civici di Roma riaprono
coi Mosaici delle Collezioni Capitoline


Il pavone, uccello sacro a Dioniso, ha una coda caleidoscopica dai colori ancora vividi. Si dice accompagnasse i defunti oltre la morte, verso la rigenerazione.

Rinvenuto al centro del pavimento di una tomba sulla via Appia a Roma, il mosaico, con il suo motivo ricco di significati escatologici e salvifici, inaugura simbolicamente la mostra "Colori dei Romani. Mosaici dalle Collezioni Capitoline". Primo appuntamento della riapertura dei Musei Civici di Roma, dopo il lungo periodo di chiusura a causa della pandemia. Promossa da Roma Culture, la mostra è aperta al pubblico fino al 15 settembre prossimo, presso la Centrale Montemartini, nello storico quartiere Garbatella.

La collezione di mosaici contiene pezzi unici, autentici capolavori poco conosciuti al grande pubblico. Tra questi, i pavimenti ripresi dai Greci e "personalizzati" poi nella tecnica, nei materiali e nei motivi rappresentati. E le decorazioni musive parietali dedicate a ninfe e muse, forma di espressione artistica tipicamente romana.

Varcata la soglia del percorso espositivo, immediata è la sensazione di essere trasportati nell'atmosfera dell'antica Roma. Poi, seguendo la trama colorata delle opere ci si trova davanti ad uno spaccato della società romana, in un lasso di tempo che va dal I secolo a.C. al IV secolo d.C. Le parole di noti personaggi dell'epoca, riportate sulle pareti, guidano alla scoperta delle dimore, degli usi e dei costumi dei Romani.

Il colore verde contraddistingue la sala delle opere provenienti dalle dimore di lusso che, tra la fine dell'età repubblicana e l'età tardo-antica, sorgono in alcune aree della città. Colpisce sulla quinta di scena il grande mosaico parietale della domus Claudius Claudianus, dimora aristocratica ubicata nella seconda metà del II secolo d.C. sulle pendici del collis Mucialis, una delle alture del Quirinale. Tante piccole tessere di marmo azzurro, verde smeraldo, porpora, oro e argento, finemente accostate le une alle altre, compongono la scena della partenza di una nave dal porto. Il fascio di luce di un faro illumina le ancore e conferisce plasticità ai corpi dei marinai che spiegano le vele sulla scia del vento "buono". A corredo dell'opera, sculture, statue e sontuosi oggetti d'arredo riproducono i modelli classici greci. Tutti elementi che testimoniano il prestigio sociale e il gusto abitativo di Claudius Claudianus, illustre personaggio di origine africana che ricopre importanti cariche politiche durante il regno degli imperatori Settimio Severo e Caracalla.

"A chi entra qui e alla Basilica Hilariana, siano gli Dèi propizi". Le parole di Manius Poblicius Hilarius, ricco mercante di perle che sostiene le spese della basilica, sede dei sacerdoti addetti al culto di Cibele, aprono le "porte" del sacro. Domina il colore indaco. Le luci diventano soffuse e lo spazio sembra dilatarsi. Tutte le opere in mostra sono state rinvenute tra il 1889 e il 1890. Si tratta di un periodo prospero per l'archeologia romana, favorito dalle trasformazioni urbanistiche e dal fervore edilizio di Roma che deve far fronte al suo nuovo ruolo di Capitale d'Italia.

L'amore per il bello contraddistingue la cultura romana anche oltre la vita terrena. "E' assurdo - si legge sulle pareti della zona dedicata alle necropoli del suburbio romano - che le case siano abbellite quando uno è vivo e non siano curate quelle abitazioni dove dobbiamo dimorare più a lungo". Lo spazio muta colore. Le pareti color miele rimandano alla dolcezza e alla cura dei rituali funebri. Accanto al nero e al bianco, spiccano colori più vivaci. Nel vasto repertorio di opere, tra i motivi decorativi primeggiano il pavone, simbolo di resurrezione e d'immortalità, e il papavero rosso, fiore dell'oblio. Che si tratti di temi figurati, di motivi ornamentali o di soggetti mitologici, la narrazione tende sempre a esaltare le qualità del defunto e a rievocare i valori collettivi della società romana.

Al di là degli aspetti tecnici e artistici, la mostra è una finestra sul vivere e abitare a Roma. Un viaggio nel gusto e nello stile dei Romani. A rendere più suggestiva l'esposizione è il contrasto con le macchine e i motori della dismessa centrale elettrica Montemartini, esempio di archeologia industriale, che ospita e fa da cornice alla collezione di antichi mosaici capitolini.

Lucia Stefania Manco

[4.5.2021 - 21:42]



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