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Belgian lives matter

Contro il Belgio, azzurri in ginocchio


"#Belgianlivesmatter". È questo l'hashtag lanciato sui social dagli italiani dopo la decisione comunicata, nel corso della conferenza stampa pomeridiana di Pessina, da Paolo Corbi: "La scelta è quella di inginocchiarsi per rispetto nei confronti di chi lo farà". In piedi per le prime due partite, contro Turchia e Svizzera, poi cinque su undici giocatori inginocchiati contro il Galles, nuovamente eretti negli ottavi di finale e, probabilmente, tutti in ginocchio contro il Belgio. Se pensavamo che la nostra Nazionale avesse intrapreso una linea di condotta ben precisa rispetto al segno di solidarietà verso il movimento "Black lives matter" dopo l'Austria, ci sbagliavamo di grosso. L'Italia, forse solo oggi, con le parole del responsabile della comunicazione della Figc (Federazione italiana giuoco calcio) ha chiarito la sua posizione rispetto alla genuflessione col braccio alzato, segno distintivo del movimento attivista internazionale creato dalla comunità afroamericana. Non vi è condivisione, o quanto meno l'idea sarebbe quella di non scendere a terra per nessuno, ma per gli avversari sì. E, quindi, saranno gli altri a decidere cosa faranno gli azzurri.

Contro il Belgio, squadra che sin dall'inizio dell'Europeo si è mostrata solidale verso il movimento, gli uomini scelti da Mancini, salvo colpi di scena, venerdi sera s'inginocchieranno totalmente per la prima volta. Per rispetto delle furie rosse che a loro volta si genufletteranno per la quinta volta consecutiva. Che sia chiaro questo passaggio. E se, dunque, c'era già un convinto scetticismo verso il gesto tra i sostenitori azzurri, anche coloro che erano a favore convengono che questa sia una decisione incoerente e senza senso, come si deduce dai commenti di queste ore sui social. Una decisione che farebbe perdere di credibilità la dichiarazione dei giorni scorsi del presidente della federazione Gabriele Gravina, sulla libertà di comportamento. Il dover adeguarsi al comportamento altrui, poi, potrà rendere onore all'avversario ma di certo non alla causa del movimento afroamericano. E se nel campo siamo la rivelazione di "Euro 2020", al di fuori del rettangolo di gioco rischiamo di sembrare maestri della sceneggiata.

Dario Vito

[28.6.2021 - 21:55]



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