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La scheda

Rai,il difficile meccanismo delle nomine


"Un servizio pubblico essenziale ed a carattere di preminente interesse generale". Così vengono definite in una riforma del 1975 le trasmissioni televisive della Rai che ha detenuto il monopolio delle trasmissioni su scala nazionale fino alla metà degli anni '70. Nella stessa riforma si legge che il servizio pubblico televisivo è "strumento di allargamento dell'area di effettiva manifestazione della pluralità delle voci presenti nella nostra società". La televisione di Stato è dunque tenuta a fornire e assicurare "il massimo di accesso, se non ai singoli cittadini, almeno a tutte quelle più rilevanti formazioni nelle quali il pluralismo sociale si esprime e si manifesta".

L'esigenza di rispondere a tale obiettivo influenza la stessa composizione del consiglio di amministrazione della Rai. La gestione della televisione di Stato è stata infatti oggetto di vari interventi legislativi e di numerose pronunce della Corte costituzionale volte proprio a garantire l'attuazione dell'articolo 21 della Costituzione italiana.

Attualmente il consiglio d'amministrazione della Rai resta in carica per tre anni ed è costituito da sette membri, sulle cui nomine si apre periodicamente un dibattito. L'ultima riforma della televisione di Stato, risalente al 2015, prevede che il CdA sia composto da:

-quattro membri nominati dalla Camera dei Deputati e dal Senato;

-due membri votati dal Governo, in particolare su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, in qualità di azionista;

-un membro nominato dall'assemblea dei dipendenti.

Tale composizione dovrebbe infatti garantire il rispetto del pluralismo, con la presenza nel consiglio di amministrazione di tutte le forze politiche e gli orientamenti culturali. In particolare, i quattro membri nominati da Camera e Senato dovrebbero essere il frutto di una scelta che esprima l'allineamento di tutti i partiti, anche quelli di opposizione, e che ne garantisca la rappresentatività.

Tra le varie competenze del CdA ci sono infatti l'approvazione del piano editoriale e dei progetti specifici in materia di linea editoriale di ogni rete e trasmissione televisiva: ciò si traduce, ad esempio, nell'approvazione ogni tre mesi dello schema dei programmi tv da mandare in onda e nel controllo che i programmi già andati in onda abbiano rispettato le direttive approvate. Spetta al consiglio di amministrazione anche l'espressione obbligatoria di un parere per la nomina dei direttori di rete, di canale e di testata. Tali competenze permettono dunque la definizione di quelle direttive che possono poi garantire o meno il pluralismo delle idee e la rappresentatività di ogni formazione politica.

A controllare l'operato della Rai c'è la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi televisivi, a cui la televisione di Stato riferisce ogni sei mesi.

Annachiara Giordano

[15.7.2021 - 18:52]



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