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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Indro Montanelli

Il giornalista che scriveva
per far felice i lettori


Temperamento liberista, una penna, una firma, la scrittura fluida e chiara di Indro Montanelli, un uomo che è stato simbolo di un secolo, il Novecento, fino alla globalizzazione. A vent'anni dalla sua morte, avvenuta il giorno 22 luglio, si ricorda Indro che diceva: «Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro.» Toscano, di Fucecchio, giornalista, sempre e comunque solo giornalista. Fedele al suo stile semplice e preciso, ripeteva che bisogna scrivere per il lattaio dell'Ohio, che è come il macellaio di Fucecchio.

Ha vissuto la fede in Mussolini e l'uscita dal fascismo, il carcere nel 1944 e la condanna a morte, soldato in Eritrea, dove a 24 anni compra una bambina di 12 e la sposa. Marchiato da molti come colonialista, pedofilo, razzista, lui curioso, avventuroso risponde di aver seguito una cultura e una tradizione sposando la ragazzina, a differenza degli altri soldati che vanno a prostitute. Inviato di guerra nello scontro russo-finlandese, in Ungheria, a Budapest nel 1956. Il suo primo scoop è un'intervista al magnate Henry Ford per un giornale parigino con cui collabora, a metà degli anni '30. Il suo primo incarico da giornalista è a New York per l'agenzia United Press, che darà l'inizio a una carriera lunghissima. Come inviato del "Messaggero" partecipa alla guerra di Spagna. Per anni giornalista di punta del Corriere della Sera fino al 1974. Per il "Corriere della Sera" che lo aveva ingaggiato da poco e sotto la protezione di Giuseppe Bottai, segue una serie di avventure che lo portano in Estonia, in Finlandia, Norvegia, Polonia dove realizza uno scoop, l'intervista con Hitler, che non viene mai pubblicata.

Nel 1977 viene gambizzato dalle Brigate Rosse. Tutta la stampa italiana dà grande rilievo all'attentato contro Montanelli. Con due eccezioni: il Corriere della Sera, diretto da Ottone, e La Stampa, diretta da Arrigo Levi, che arrivano a omettere nel titolo di prima pagina il nome Montanelli, relegandolo al sommario. E Montanelli risponde con "la notizia è il mio nome, abolendolo hai svuotato la notizia, ma da quali ometti è rappresentato questo povero giornalismo italiano". Il vignettista Forattini è ironico su La Repubblica dove raffigura il direttore Scalfari nell'atto di puntarsi la pistola al piede, suggerendo di invidiarne la popolarità. Per la sinistra è un reputato, un reietto e un bieco reazionario. E da tantissimi è stato bestemmiato e maledetto come lo sono stati più tardi Berlusconi, Craxi, Renzi. In politica vive il dopoguerra, il passaggio alla Repubblica, i golpe, le trame oscure, la P2, Mani Pulite. Di Pertini dice: "Non è necessario essere socialista per amarlo".

Dal 1977 diventa direttore dell'editoriale del Giornale con il finanziamento di Eugenio Cefis, legato alla Democrazia Cristiana e la P2. Montanelli vuole sfruttarne i finanziamenti contro il PCI, partito comunista italiano. Sono gli anni di piombo questi, con attentati terroristici, scioperi ed inflazioni. Fino a che arriva Piersilvio Berlusconi che prende il 37% di quote nel 1987. Indro vuole rimanere indipendente e lascia il posto a Vittorio Feltri, sconsigliando a Berlusconi di entrare in politica. Indro ha scritto, oltre ad articoli da inviato di guerra e di cronaca nera, anche 36 libri. Il nome Indro è stato scelto dal padre ed è la mascolinizzazione di Indra, divinità induista dei temporali e della magia. Il padre gli assegna altri tre nomi, Alessandro, Raffaello e Schizogene, cioè generatore di divisioni. Personaggio di spicco che ha calcato un secolo, sempre fedele alla professione di giornalista perché giornalista, prima di tutto, rimane. "Io scrivo per far felice il lettore" e " con i miei lettori ci vado a letto", dice. Rifiuta il seggio di senatore a vita che Cossiga gli offre, per restare "out", da giornalista indipendente qual è sempre stato.

Letizia Bambagini

[21.7.2021 - 18:16]



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