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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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In Cina

Lavoro disumano
I giovani si ribellano


966Icu è il nome della campagna lanciata dagli sviluppatori software cinesi per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sulle condizioni di lavoro dei giovani laureati. Negli ultimi 2 anni ha registrato, in più di 200 aziende, accuse di maltrattamenti quali sovraccarico di lavoro e insulti, all'ordine del giorno, che sono anche oggetto di dibattito nazionale. Giovani che soffrono di depressione, vertigini, pronti a seguire terapie perché trovati innanzi a condizioni disumane, lavoro ripetitivo, senza spazio alla creatività e all'individualità. Così il percorso faticoso degli studenti che si sforzano di essere primi della classe e pagano le migliori università, è vanificato davanti a lavori ripetitivi, lunghissimi e stressanti. Per non parlare della competizione obbligatoria, del bisogno di prevalere e schiacciare l'altro, senza poter dare spazio alla collettività e al clima tranquillo. I giovani cinesi si stanno ribellando a tutto questo perché, mentre per le generazioni precedenti il lavoro senza fine e la competizione sfrenata erano normali, per i giovani di oggi la noia e la fatica non dovrebbero essere contemplate. L'articolo del Financial Times pubblicato su Internazionale del 23 -29 luglio racconta questi passaggi. I salari inoltre sono bassi o nulli, per chi non è all'altezza, poco importa il tempo di lavoro impiegato. Aziende come Alibaba, Ant Group, Tencent, Ding Talk sono contemplate.

Letizia Bambagini

[30.7.2021 - 13:39]



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