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Stati Uniti

Columbus Day e Indigenous Day
Joe Biden unisce i festeggiamenti


"Un azzardato esempio di contorsionismo politico". Sono le parole del New York Post riportate sulle pagine di Repubblica in un articolo della corrispondente dagli Stati Uniti Anna Lombardi. È la critica della testata conservatrice alla decisione del presidente americano Biden di unire le celebrazioni del Columbus Day e dell'Indigenous Day. Il primo è il ricordo dello sbarco di Cristoforo Colombo sul suolo americano, durante il quale le strade delle principali città statunitensi vengono inondate di gente che balla a ritmo di musica e ammira la sfilata di carri che omaggiano la storia della nazione. Una festa molto sentita soprattutto dalla comunità italo-americana, che grazie a queste celebrazioni ritrova le proprie origini. L'Indigenous Day, invece, è una giornata a lungo richiesta dai gruppi indigeni, convinti che l'arrivo dell'esploratore italiano abbia dato inizio allo sterminio dei nativi.

Quest'anno, per la prima volta, le due giornate celebrative ricadono nello stesso giorno, il secondo lunedì di ottobre, per volere del presidente. La decisione di Joe Biden rientra nella sua politica di riconciliazione nazionale che il leader ritiene cruciale in un'America divisa a livello sociale, economico e politico. "Facciamone un giorno di riflessione sullo spirito americano di esplorazione - afferma Biden -, sul coraggio e sul contributo degli italo-americani attraverso le generazioni e sulla dignità di nativi e indigeni". Il presidente degli Stati Uniti ha poi confermato la sua intenzione di lavorare per "realizzare la promessa di una Nazione per tutti".

La scelta di Joe Biden è stata però accolta dall'opinione pubblica americana con pareri discordanti. Marco Circelli, leader della comunità italiana di Philadelphia, riconosce lo spirito riconciliatore alla base della decisione di unire le celebrazioni. "Vuol raffreddare le tensioni dando a tutti la possibilità di avere la propria festa", sostiene Cirelli. Diametralmente opposto il parere dei nativi e degli indigeni, che riaccendono i riflettori sulla tesi della storica spagnola Consuelo Varela. Basandosi sulle memorie di Francisco Bobadilla, il viceré che nel 1500 sostituì Colombo nelle esplorazioni del "Nuovo Mondo", la dottoressa Varela sostiene che l'arrivo degli europei fa la causa dello sterminio dei nativi.

Annachiara Giordano

[12.10.2021 - 14:30]



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