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Giulio Regeni

Al via a Roma il processo
ai quattro militari egiziani


Prende il via a Roma il processo nei confronti dei quattro militari egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ammazzato al Cario nel 2016. I quattro agenti della National Security, il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, domani non saranno in aula, come già accaduto durante la fase preliminare.

Sono passati 5 anni e 8 mesi da quel 3 febbraio del 2016 quando il cadavere del giovane italiano fu ritrovato in un fosso nella periferia della capitale egiziana. Anni di battaglie, anche diplomatiche, portate avanti con dignità e coraggio dalla famiglia Regeni. Anni di lotte civili, culturali e politiche nei quali il volto, il nome e la storia di Giulio hanno riempito le piazze del mondo intero anche grazie ad una campagna di Amnesty International che, sin dall'inizio, ha chiesto "Verità per Giulio Regeni".

Quella del ricercatore italiano è una storia tragica che è uscita dalla sua dimensione individuale facendo emergere il vero volto, quello violento e antidemocratico, del regime di Al-Sisi e l'ipocrisia di un occidente che non disdegna alleanze con sistemi illiberali.

Giulio Regeni era un dottorando dell'Università inglese di Cambridge. In Egitto stava facendo alcune ricerche sulla difficile realtà sindacale nel paese nordafricano dopo la rivoluzione del 2011. Proprio su questo aveva scritto, sotto pseudonimo, alcuni articoli di denuncia apparsi su vari organi di stampa internazionale e sul quotidiano italiano Il Manifesto. Per un regime che non accetta critiche e che vede nella libera informazione un pericolo costante, la sua ricerca e i suoi articoli erano inaccettabili e sono stati la sua condanna a morte. Per questo fu rapito il 25 gennaio e torturato per giorni. Per questo fu ucciso e lasciato in un fosso. Per questo domani, per la prima volta in Europa, ad essere processati non saranno solo i 4 militari egiziani ma un governo che da anni è al centro di una serie infinita di denunce di violazioni costanti dei diritti umani.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso di costituirsi parte civile, un gesto che ha un valore simbolico profondo sia a livello interno che a livello internazionale.

Quello che inizia domani è un processo fondamentale anche per una questione tutta italiana, perché la nostra magistratura, dopo mesi di polemiche, ha mostrato perseveranza nella ricerca di giustizia e lo ha fatto senza farsi condizionare dagli equilibrismi delle relazioni internazionali e degli interessi economici sui quali si fondano anche i rapporti tra il nostro Paese e l'Egitto.

Quello che inizia domani è un processo che probabilmente non farà mai luce sulla vera storia di Giulio Regeni, perché troppe sono le forze che lavorano ad occultare e nascondere, ma sicuramente è un passo fondamentale per iniziare a dare una risposta civile ad una madre che nel viso del figlio tumefatto dalle torture vide "tutto il male del mondo".

Claudio Mazzone

[13.10.2021 - 19:39]



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