CRIE
Centro di Ricerca sulle Istituzioni Europee

Cinema/architettura/identità

Architettura è/e democrazia

Ciclo seminariale interfacoltà a.a 2016-2017 (maggio/giugno 2017)

Programma

F.L. Wright, Casa sulla cascata, 1936-1939
F.L. Wright, Casa sulla cascata, 1936-1939

Il ciclo seminariale interfacoltà Cinema, architettura, identità - frutto della collaborazione tra diverse discipline (storia dell'arte, estetica, storia del cinema, storia dell'architettura, filosofia del diritto, sociologia...) - propone agli studenti nuove letture iconografiche della complessa endiadi città-cittadinanza.

Su questa linea il Crie ha previsto tra le attività del corrente anno accademico, la realizzazione di un terzo ciclo seminariale che coinvolgerà egualmente le tre Facoltà dell'Ateneo con la programmazione di una serie di proiezioni correlate agli interventi didattici dei docenti e a una serie di discussioni-focus sul tema proposto.

Attraverso il cinema, il documentario, il film d'animazione, i seminari (maggio/giugno 2017) sottoporranno agli studenti una lettura della relazione metaforica tra urbs e civitas, analizzando per via teorica e cinematografica quali possano essere nel tempo e nello spazio gli effetti del susseguirsi dei 'fatti urbani' sulla vita civile e sulle dinamiche della città.

Si propone quest'anno agli studenti una questione che mette al centro città, senso estetico e vita civile. Ci si chiede cioè, senza perdere di vista la relazione urbs/civitas, per quale motivo tutto ciò che concorre a definire oggi il valore della bellezza debba inevitabilmente essere un fatto politico o in qualche modo troppo macchinoso e interessato e così lontano dai parametri del comune senso civile.

La bellezza naturale - nel senso organico vero e proprio - appartiene alla vita stessa ed è stata per secoli nutrimento e beneficio della vita umana.

È difficile credere che questa idea di bellezza - intesa anche come estetica organica e concretizzata nell'architettura urbana e negli spazi dei singoli nuclei abitativi - possa essere garanzia ed espressione dei più puri princìpi di libertà e democrazia.

L'idea di una nuova specie di città e di nuove abitazioni intese come il rifugio naturale per lo spirito di ogni singolo individuo, ove libertà non è licenza e democrazia è vivere in una buona terra, negli anni ha corso il rischio di affondare in una contrapposizione estremamente concettuale tra i princìpi dell'anarchia ecologista e del bioregionalismo (P. Berg, R. Dasmann...).

Si può accettare l'idea di una società che sia perfettamente democratica in quanto prolungamento di una creazione, una costruzione che si realizza come vita organica: un ritorno alla natura che è parte dell'uomo e allora garanzia di ogni diritto naturale. Ma è altrettanto improbabile credere che una città usoniana - pensata sotto il governo della natura e non dell'uomo- possa rappresentare o meno un processo di apertura verso una nuova cultura: una città democratica che respira veleni?

La cultura umana - ha scritto F. L. Wright - è dotata di un sano sentimento del bello quale vita dell'anima: un'estetica organica, che appartiene alla vita stessa e non è soltanto basata su di essa; e stabilisce nobili rapporti tra l'uomo e il suo ambiente [...]. L'Etica, l'Arte e la Religione sopravvivono nella civiltà solo in quanto parti di questo senso estetico e sopravvivono solo quel tanto che rappresentano il sentimento umano per la bellezza (F.L. Wright, La città vivente, 1958).

Per un verso dunque si esamina la possibilità che una città in cui si elimini la formale opposizione tra città e campagna, facendo sì che i vantaggi della campagna vi siano in qualche modo trasferiti, possa essere considerata una garanzia del benessere collettivo e della coesione comunitaria (il 'bosco verticale' a Milano Porta Nuova ad esempio). Per un altro si esamina invece, il tentativo di seguire un 'itinerario organico' nell'architettura della città e nella sua architettura istituzionale e civile, pensando che la libertà possa corrispondere a un modello di vita naturale.

Al dibattito sulla democrazia organica negli stessi anni sessanta gli storici e gli urbanisti rispondevano con la definizione utopistica della stessa città organica: un sogno irrealizzabile, un muro anzi per i princìpi di eguaglianza e democrazia, edificato proprio dall'impossibilità di incorporare il valore comune a quello personale, nel caso dell'edilizia popolare ad esempio (Tafuri, Dal Co...).

Nel 1957, Italo Calvino scriveva Il barone rampante, opera con cui - lasciando da parte le numerose contestualizzazioni, storiche e non - si poteva attribuire allo stile di vita di Cosimo Piovasco di Rondò un 'principio di vita organica'. Il Barone rampante, nonostante abiti sugli alberi riesce a mantenere una normale 'vita di relazione', prosegue gli studi, impara a cacciare, instaura nuove amicizie e segue la vita di famiglia: è la favola, il contatto dei tronchi sotto i piedi, vegetazione, aria e luce che non si distribuiscono in un'idea di 'libero abitare', dalla soglia alla terra, l'edificio, la 'casa organica' è il bosco di Ombrosa. Qual è allora la via migliore per arrivare a Broadacre, la città ideale e inviolabile di Wright?

«Una delle nostre gigantesche sequoie - scriveva Lewis Mumford negli stessi anni omaggiando l'architetto - è caduta, lasciando un vuoto che nessuna piantagione di alberi minori può riempire. Per anni si costruiranno nuovi edifici semplicemente potando i rami del gigante, senza mai avvicinarsi al tronco principale, che resta inviolabile [...]».

La discussione - all'interno del ciclo seminariale proposto - andrà avanti con diverse esemplificazioni cinematografiche nelle quali forme di natura, forme architettoniche e modelli di cittadinanza sono dimessi, distanti o isolati dalla natura o in simbiosi con essa.

La relazione città/natura non si sofferma sullo studio di una città o di una società impossibile, parlare della città/utopia non è parlare pari modo della città/favola: la Broadacre City di Wright e la 'città verticale' di Bennato ad esempio.

L'una nasce dal progetto di una comunità idealmente perfetta nella propria misura di verde, l'altra dall'idea di custodire l'andamento naturale, l'organicità di una città già viva e reale.

Negli anni '40 parallelamente a film come Casablanca, Il Fuorilegge, Il Quarto Stato, ad esempio, l'America disneyana disseminava animazioni nostalgiche della favolistica natura incontaminata di Bambi, Biancaneve... mentre in Italia la città neorealista di Visconti, Rossellini, De Sica, dava alla 'parte organica' il suo effettivo ruolo periferico.

Per ciascun incontro sono previsti un intervento e un dibattito ante e post proiezione coordinato da un docente che indicherà in relazione all'argomento del proprio seminario, il prodotto cinematografico (film/documentario) da sottoporre agli allievi.
Per la frequenza del ciclo seminariale sarà autorizzata l'attribuzione da 1 a 2 CFU (per un totale di 10 incontri) a seguito anche della consegna di un elaborato scritto.
Ogni incontro avrà la durata di 4 h. circa. La frequenza di 4 incontri darà diritto all'acquisizione di n. 1 Cfu. Conseguentemente per l'attribuzione di 2 Cfu gli studenti dovranno frequentare almeno n. 8 incontri, sempre integrati dalla consegna di un elaborato scritto.
Gli studenti che frequenteranno il laboratorio per il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione (Urbs e civitas. Università e città) potranno ottenere i 3 CFU integrando la frequenza del laboratorio con 2 seminari a scelta nell'ambito del programma previsto.
Si raccomanda in ogni caso agli studenti di verificare il numero di CFU previsti da ciascuna Facoltà dell'Ateneo per la partecipazione all'evento.

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