Dipartimento di
Scienze formative, psicologiche e della comunicazione

Avvisi

24.3.2015
Corso di Laurea in Scienze dell'educazione

Posizione dell'Ateneo in merito ai titoli di accesso per il reclutamento di Istruttori socio-educativi

Alla Commissione per l'attuazione del Progetto Ripam
Comune di Napoli

e, p.c.,

al Sindaco di Napoli
dott. Luigi de Magistris

all'Assessore alla Scuola e all'Istruzione
prof.ssa Annamaria Palmieri

e ai numerosi laureati che hanno chiesto l'intervento
di questa Università

Oggetto. Bando del Comune di Napoli per l'attuazione del Progetto Ripam. Titoli di studio per l'accesso al profilo "Istruttore socio-educativo".

Con riferimento al bando in oggetto, nel mio ruolo di Rettore dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, nonché di Vicepresidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI), intendo farmi carico delle numerose istanze pervenute dai laureati nella Classe delle lauree L-19 (Scienze dell'Educazione e della Formazione) che sono stati esclusi, con decisione gravemente discriminante, dalla partecipazione al concorso per il reclutamento di 94 Istruttori socio-educativi.

Considerazioni di carattere normativo. Nella risposta ufficiale alle FAQ dei candidati esclusi (pubblicata nella pagina web "Ripam Napoli maestre", con aggiornamento al 17 marzo 2015) si legge che i candidati in possesso della laurea triennale in Scienze dell'Educazione non possono partecipare al concorso poiché nel bando viene richiesto il «Diploma di laurea», e per «Diploma di laurea» «non può che intendersi un titolo di durata almeno quadriennale»; il riferimento normativo è alla Legge 341/1990. In realtà, nel tempo il Legislatore ha dato una interpretazione differente e inequivocabile di questo aspetto. Si rimanda qui all'intervento più recente, dove sono richiamati anche i precedenti: la risposta all'interrogazione scritta n. 4-07430 del 14 giugno 2012, depositata negli Atti del Senato dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con riferimento ai titoli richiesti nei concorsi pubblici per l'accesso alla qualifica di dirigente (dunque a qualifica superiore alla categoria C, posizione C1, prevista dal bando in oggetto):

«In merito agli elementi caratterizzanti la riforma dell'ordinamento didattico universitario (introdotta dal decreto 3 novembre 1999, n. 509, del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, sostituito dal decreto 22 ottobre 2004, n. 270, del Ministro dell'istruzione, università e ricerca), è opportuno specificare che esso è attualmente improntato al conseguimento di titoli di studio di maggiore o minore specializzazione a seconda del percorso di studi lungo (laurea magistrale - LM) o breve (laurea - L) che si intenda perseguire. Ne consegue che nel medesimo corso di laurea lo studente può scegliere il diverso grado di specializzazione ponendo fine agli studi anche solo dopo un triennio (L) e conseguendo comunque un titolo di laurea preordinato all'inserimento nel mondo del lavoro ed all'esercizio delle correlate attività professionali regolamentate: oppure accedere ad un ulteriore biennio di specializzazione (LM) per il conseguimento di un titolo maggiormente qualificato, con una formazione di livello avanzato per l'esercizio di attività di elevata qualificazione e professionalità. Il decreto ministeriale del 3 maggio 2004 ha poi affermato all'articolo 1, in maniera inequivoca, l'equiparazione dei diplomi di laurea (DL) alle nuove classi delle lauree specialistiche o magistrale (LM) come titolo valido per l'accesso ai pubblici concorsi. Pertanto, nelle procedure di concorso in cui viene richiesto come requisito specifico per l'accesso la laurea specialistica deve considerarsi ammesso il diploma di laurea e non la laurea triennale: laddove è invece richiesto solo il diploma di laurea (DL) possono essere ammessi anche i soggetti in possesso della laurea di primo livello (L). A tal riguardo, si segnala che il Dipartimento della funzione pubblica, con parere n. 42 del 16 giugno 2008, si è già espresso in relazione alla possibilità di inserire nei bandi di concorso tra i requisiti necessari ai fini dell'ammissione alla selezione per l'accesso alle qualifiche dirigenziali, anche il possesso della laurea triennale (L). [...] La necessità di dare un'interpretazione coerente alla disposizione ha indotto il Dipartimento della funzione pubblica "a ritenere che non si debba fare all'interno del comma [2] un distinguo tra laurea e diploma di laurea ritenendo che la terminologia ambivalente sia conseguenza di un mancato aggiornamento del testo e che, pertanto, il riferimento al diploma di laurea non vada inteso come volto a richiamare un titolo di studio diverso dalla laurea. [...] Tanto premesso, il riferimento nel comma 3 del citato articolo 28 alla laurea specialistica lascia ritenere che laddove il legislatore ha voluto richiedere esplicitamente tale tipologia di laurea lo abbia espressamente previsto. Negli altri casi è da ritenere che il requisito minimo possa essere la laurea, tanto del vecchio ordinamento quanto del nuovo e che, pertanto, come tale vada inteso anche il riferimento a diploma di laurea [...]. Si segnala, per completezza, che nei termini di cui sopra si è espresso anche il Tar del Lazio con sentenza n. 10729 del 3 novembre 2009, secondo cui «in aderenza al parere del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 42 del 2008, l'accesso alla qualifica di dirigente è stato nel tempo più volte modificato "senza che sia stata adeguatamente considerata la necessità di un più rigoroso coordinamento della previsione stessa con il nuovo ordinamento universitario". In particolare, "è evidente che il comma 2 dell'art. 28 è caratterizzato da una formulazione chiaramente ispirata al precedente ordinamento universitario", mentre il comma 3 distingue il titolo di laurea da quello relativo alla laurea specialistica. Ciò detto, è doveroso pervenire alla conclusione che "laddove il legislatore ha voluto richiedere esplicitamente la laurea specialistica, lo abbia espressamente previsto", con la conseguenza che l'espressione riportata nell'art. 28, comma 2, deve essere correttamente riferita solo alla laurea, "tanto del vecchio ordinamento, quanto del nuovo e che, pertanto, come tale vada inteso anche il riferimento al diploma di laurea"».

Considerazione di carattere culturale. Poiché la decisione di escludere dal concorso in oggetto i laureati triennali in Scienze dell'educazione non è dunque motivabile sulla base della normativa vigente, si deve concludere che il bando, come lex specialis, non abbia inteso prendere in considerazione le Lauree triennali in virtù della facoltà concessa alle pubbliche amministrazioni, prima delle procedure selettive, di operare una scelta discrezionale volta a decidere il titolo di studio da richiedere quale requisito di accesso. È però vincolante l'intento del Legislatore, che ha specificato con chiarezza che questa facoltà può essere esercitata solo se volta a «tener conto del livello di specializzazione del personale che si vuole assumere», e con la finalità del «miglior perseguimento dell'interesse pubblico». Neppure questo è dunque il caso, poiché per il medesimo profilo (Istruttore socio-educativo) viene ritenuto valido un titolo di accesso inferiore (dunque di minor grado di specializzazione) quale il «diploma di maturità magistrale o di maturità rilasciato dal liceo socio-psico-pedagogico».

Si vuole infine ricordare che il Decreto del Ministero dell'Università e della ricerca del 2007 riferito alle classi di laurea così definisce gli sbocchi occupazionali della Classe delle lauree in Scienze dell'educazione e della formazione (L-19): «sbocchi occupazionali sono anche in attività professionali come formatore, istruttore o tutor nei servizi di formazione professionale e continua, pubblici, privati e del privato sociale, nelle imprese e nelle associazioni di categoria; come educatori nei nidi e nelle comunità infantili, nei servizi di sostegno alla genitorialità, nelle strutture prescolastiche, scolastiche ed extrascolastiche, e nei servizi educativi per l'infanzia e per la preadolescenza». Di conseguenza, analoghi bandi comunali rivolti al medesimo profilo (ad esempio quello emanato di recente dal Comune di Piacenza), prevedono esplicitamente tra i titoli di accesso, insieme con i diplomi congruenti e con diplomi di laurea magistrale, il «diploma di laurea triennale di cui alla classe L19 del Decreto del Ministero dell'Università e della ricerca 26 luglio 2007 "Definizione delle linee guida per l'istituzione e l'attivazione, da parte delle Università, dei corsi di studio».

Si chiede pertanto a codesta Amministrazione di reinterpretare il Bando emanato, consentendo l'accesso ai laureati triennali che ne hanno pieno diritto, e i quali avranno al loro fianco l'Università che li ha formati e ha, con loro, investito nel loro futuro, in tutte le azioni che riterranno di intraprendere.

Distinti saluti

Napoli, 24/03/2015

Prof. Lucio d'Alessandro

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