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Risponde di omicidio volontario il poliziotto che supera i limiti

Con sentenza n. 22065 del 26 maggio 2015, la Corte di Cassazione ha stabilito che risponde di omicidio volontario il poliziotto che superi i limiti della funzione pubblica di cui è investito cagionando, di conseguenza, la morte di un soggetto. In particolare, la Corte ha osservato che "sparare ripetutamente e con lucida determinazione all'indirizzo" di un natante, "impiegando un'arma di prestazioni elevate (mitraglietta M12) non di ordinanza", "nel corso di un inseguimento notturno connotato da alta velocità e da frequenti mutamenti di rotta sia dell'imbarcazione sia dell'elicottero su cui l'imputato si trovava, in un contesto di emulazione e di reciproca esaltazione dovute anche alla presenza di un superiore gerarchico partecipante all'azione, con impiego anche di bombe a mano, ancorché non riferibile in prima persona al ricorrente, unitamente alla mancata adozione di particolari sistemi di puntamento dell'arma da fuoco volti a indirizzare i colpi in parti determinate dell'imbarcazione atte a tenere indenni gli occupanti, in assenza di una particolare perizia professionale nell'uso delle armi, ammessa dallo stesso imputato, costituiscono indiscutibili indici rilevatori della sussistenza di un'alta probabilità che qualcuno degli occupanti fosse attinto dai colpi esplosi, quando non dalle bombe lanciate verso l'imbarcazione in fuga".

n° 1248 - giovedì 28 maggio 2015
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tag Corte di Cassazione | Polizia di Stato | Omicidio | Omicidio volontario | Reato | Cassazione penale



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