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Cartellino rosso per il calciatore fittiziamente residente nell'Emiro

La Cassazione, con la sentenza n. 29095, ha giudicato inammissibile il ricorso di un ex calciatore della serie A italiana che, militando in una squadra di calcio degli Emirati Arabi, aveva spostato presso quel Paese a fiscalità privilegiata solo la residenza ma non il centro di interessi vitali. Il calciatore aveva fatto ricorso contro un maxi sequestro preventivo dei suoi beni per dichiarazione infedele dal 2014 al 2017. Per la Corte di Cassazione si considerano residenti, fino a prova contraria, i cittadini trasferiti in Stati a fiscalità privilegiata. Nel caso di specie, la permanenza in Italia della sua famiglia, il versamento di contributi previdenziali ai domestici nonché la proprietà di beni mobili registrati e immobili indicavano che il ricorrente avesse mantenuto effettivo e sostanziale domicilio in Italia per almeno 183 giorni in ciascuno degli anni coinvolti.

n° 1707 - giovedì 22 ottobre 2020
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tag Corte di Cassazione | Cassazione penale | Sequestro preventivo | Reato | Dichiarazione infedele | Fisco | Agenzia delle Entrate | Contribuente | Processo tributario



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