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Paternità surrogata...non basta l'"intenzione"!

La Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, con la sentenza n. 38162/22 si è pronunciata sulla cosiddetta "Stepchild Adoption", stabilendo che il genitore "intenzionale" di un bambino, nato con il metodo dell'utero "in affitto", non può essere indicato nell'atto di nascita al pari, invece, del genitore biologico, che ha donato il seme. Il genitore "intenzionale", infatti, dovrà intraprendere la strada dell'adozione. Fortemente d'impatto le motivazioni della Suprema Corte che così si è espressa: "la pratica della gestazione per altri, quali che siano le modalità della condotta e gli scopi perseguiti, offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane; ciò esclude la automatica trascrivibilità del provvedimento giudiziario straniero, e "a fortiori" dell'originario atto di nascita, nel quale sia indicato quale genitore del bambino il genitore d'intenzione, oltre al padre biologico, anche se l'atto di nascita è stato formato in conformità della "lex loci"".

n° 1931 - giovedì 29 dicembre 2022
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tag Adozione | Utero in affitto | Corte di Cassazione | Sezioni Unite | Sentenza | Stepchild adoption



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