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Il CNB riconosce ai farmacisti un diritto fondamentale: l'obiezione di coscienza

Il Comitato Nazionale Bioetica (CNB) con il documento, votato in plenaria lo scorso 25 febbraio, offre una chiara risposta in merito alla posizione bio-giuridica del farmacista nell'atto di vendita di prodotti farmaceutici, come la cd. pillola del giorno dopo, che lungi dall'avere finalità contraccettive, hanno anche evidenti finalità contragestative, ossia abortive. Poiché, infatti, come palesemente spiegato anche nel foglio illustrativo, il meccanismo d'azione chimica impedisce l'impianto in utero e realizza l'eliminazione dell'essere umano al suo primo stadio di sviluppo, il CNB ha ritenuto di dover riconoscere al farmacista un ruolo ritenuto riconducibile a quello degli "operatori sanitari", consentendo dunque, anche a questa categoria professionale, in analogia a quanto avviene per altre figure professionali sanitarie (l. n. 194/1978 e l. n. 40/2004), il diritto all'obiezione di coscienza. Benché, infatti, il farmacista svolga un ruolo "meno diretto" rispetto a chi pratica clinicamente l'aborto, la consegna del prodotto contribuisce alla determinazione dell'esito abortivo, inserendosi pienamente in quella catena di causa ed effetti senza soluzione di continuità.

n° 255 - giovedì 3 marzo 2011
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tag Obiezione di coscienza | Diritti fondamentali | Farmacista | Aborto | Comitato Nazionale Bioetica (CNB)



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