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Accesso abusivo ad un sistema informatico anche se il soggetto è abilitato

Integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall'art. 615-ter cod. pen., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del reato, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l'ingresso al sistema. Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione (sez. Unite Penali, sent. 4694/12), chiamata a pronunciarsi sul caso di un maresciallo dei carabinieri che non aveva osservato prescrizioni in base alle quali era stato autorizzato ad accedere al sistema informatico interforze ed a consultare lo stesso soltanto per ragioni «di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di prevenzione e repressione dei reati», con espresso divieto di stampare il risultato delle interrogazioni «se non nei casi di effettiva necessità e comunque previa autorizzazione da parte del comandante diretto».

n° 594 - giovedì 1 marzo 2012
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tag Diritto penale | Reati informatici | Corte di Cassazione | Sezioni Unite



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