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Niente scoop se si viola la privacy

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2887/2014, ha confermato la condanna del direttore e di una giornalista della stessa testata televisiva per aver mandato in onda nel 2007 alcune immagini riprese nel corso dell'incidente probatorio svolto nell'ambito delle indagini sulle presunte violenze avvenute in una scuola materna. Nel filmato risultavano riconoscibili i bambini, ma non era stato chiesto il consenso ai loro genitori. Risultano, peraltro, confermate espressamente le considerazioni dei giudici d'appello, che avevano rilevato come "il sacrificio della privacy delle vittime sia stato operato non sull'altare dell'interesse generale bensì su quello della tempestività del servizio giornalistico, al fine di dare la notizia per primi, quindi esclusivamente per il successo della testata".

n° 992 - giovedì 30 gennaio 2014
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