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Per la diffusione di materiale pedopornografico tramite "Emule" occorre provare il dolo

La Corte di Cassazione (sent. n. 30465 del 15 luglio 2015) ha stabilito che non configura il reato di diffusione di materiale pedopornografico, previsto e punito dall'art. 600 ter c.p., la condotta del soggetto che si sia procurato il materiale "dal contenuto osceno" e lo abbia lasciato nelle cartelle del proprio computer di emule/incoming, qualora manchi la prova del dolo di voler condividere le immagini con altre persone. La Cassazione, nel caso sottoposto alla sua attenzione, ha rilevato, infatti, che nÚ l'ingente quantitÓ di materiale scaricato nÚ l'utilizzo di Emule come programma di file sharing, era di per sÚ sufficiente a dimostrare la volontÓ di condivisione dei file "perchÚ avrebbe dovuto essere completato dandosi conto dei necessari accertamenti tesi a verificare se la condotta e la volontÓ dell'imputato fossero di semplice approvvigionamento o piuttosto quelle di diffondere o divulgare a terzi il materiale che in precedenza il soggetto con autonomo comportamento si era procurato o aveva creato".

n░ 1276 - giovedý 16 luglio 2015
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tag Reato | Dolo | Diffusione materiale pedopornografico | Informatica giuridica | File sharing | Emule | Internet | Corte di Cassazione



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